La colecistectomia (ovvero l’asportazione della colecisti) è l’intervento di chirurgia addominale più eseguito al mondo, ciononostante non sempre è di semplice esecuzione, soprattutto in urgenza e nei pazienti anziani che spesso sono anche fragili. L’invecchiamento della società infatti determina la presenza di pazienti anziani con fragilità, dettate per esempio dall’assunzione di molti farmaci, dalla concomitanza di diabete, immunodepressione, problematiche cardiovascolari, condizioni che rischiano di complicare un intervento di chirurgia d’urgenza, rendendolo rischioso.

Come si affronta dunque la chirurgia d’urgenza in un paziente anziano e fragile? In Humanitas, la collaborazione tra chirurgo d’urgenza ed endoscopista si è rivelata fondamentale, per esempio nel caso della colecistite acuta. Ne parliamo con il dottor Hayato Kurihara, Responsabile di Chirurgia d’Urgenza e del Trauma e con il dottor Andrea Anderloni, Responsabile della sezione di Endoscopia Operativa Bilio-Pancreatica.

Un percorso condiviso nella chirurgia d’urgenza

Spiega il dottor Kurihara: “Sottoporre i pazienti fragili a un intervento chirurgico d’urgenza, come nel caso di una colecistite acuta, comporta la necessità di decidere in tempi rapidi come intervenire e non è sempre facile confrontarsi con altri specialisti.

In Humanitas stiamo lavorando alla creazione di un percorso di diagnosi e terapia con approccio multidisciplinare per i pazienti in chirurgia d’urgenzaGrazie alla collaborazione con il dottor Anderloni e allo sviluppo di questo nuovo trattamento endoscopico possiamo operare i pazienti fragili con colecistite acuta senza esporli al rischio della chirurgia.

La European Society for Trauma & Emergency Surgery di cui faccio parte, nel corso del suo annuale Congresso Internazionale svoltosi dal 7 al 9 maggio a Bucarest, ha invitato anche il dottor Anderloni, proprio per approfondire questo necessario dialogo tra endoscopia e chirurgia d’urgenza e per presentare questa nuova tecnica endoscopica”.

Che cos’è il drenaggio endoscopico della colecisti?

“Si tratta di un approccio innovativo e mininvasivo per il trattamento della colecistite acuta – racconta il dottor Anderloni. Un tempo vi si interveniva con drenaggio esterno chirurgico o radiologico, una procedura non esente da complicanze (circa il 25%) e che causava discomfort per il paziente, data la necessaria convivenza con un tubicino che fuoriusciva dall’addome.

Ora invece grazie all’ecoendoscopia siamo in grado di effettuare il drenaggio posizionando le protesi all’interno del corpo, riducendo così il discomfort per il paziente stesso.

Posizioniamo mediante via ecoendoscopica (ecografia applicata all’endoscopia) una nuova protesi metallica (stent) che mette in comunicazione il lume intestinale o gastrico con la raccolta da drenare. Questa tecnica può anche essere utilizzata per trattare una colecistite acuta nei pazienti fragili, per esempio anziani con comorbidità importanti (malattie cardiovascolari, renali, polmonari o con diabete), poco suscettibili al trattamento chirurgico. In questo caso individuiamo la colecisti infiammata, posizioniamo lo stent (autoespandibile e ricoperto) e svuotiamo la colecisti all’interno”.

I vantaggi dell’ecoendoscopia

La messa a punto di questa tecnica si inserisce nello sforzo di ricerca di terapie sempre più efficaci e sempre meno invasive, a vantaggio del paziente. L’ecoendoscopia infatti è mininvasiva, sicura e veloce (si pensi che in alcuni casi il paziente torna ad alimentarsi la sera stessa dell’intervento), non necessita di drenaggi esterni e riduce il rischio di complicanze.

In aggiunta, i primi dati disponibili in letteratura sottolineano anche una potenziale riduzione dei giorni di degenza per questi pazienti consentendo quindi una più rapida ripresa delle normali abitudini di vita per il paziente.

Humanitas è uno dei centri leader in Italia nell’utilizzo di questa tecnica e fa parte di un board europeo di 12 centri per lo sviluppo ulteriore di questa procedura e dei suoi devices. Lunedì 15 maggio il dottor Anderloni ha effettuato, proprio in Humanitas, il primo intervento in Italia con un nuovo device più ampio (uno stent di 20 millimetri di diametro), che è stato trasmesso in diretta live in tutta Europa.

 

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