Prodotto di scarto del nostro organismo, le feci umane possono essere un elemento molto utile nell’ambito della ricerca medica e scientifica: contengono infatti molte informazioni sulla salute del nostro corpo, ottenibili già solo mediante la loro osservazione.

Nel 1998 due medici inglesi hanno messo a punto la Scala di Bristol, una classificazione scientifica basata sulla consistenza delle feci, che aiuta a individuare eventuali anomalie all’apparato gastrointestinale. Particolare attenzione deve essere posta nel caso in cui le feci si presentino come descritto negli estremi della scala: grumi duri e separati oppure uniti a forma di salsiccia suggeriscono la presenza di stipsi, mentre feci a fiocchi morbidi e pastosi o liquide indicano un’infiammazione in corso. Il colore è altrettanto importante, occorre riferire al medico la presenza di sangue nelle feci oppure un colore delle stesse che tende al rosso o al nero (spia di sanguinamenti), così come la presenza di muco.

Consistenza e transito intestinale

La consistenza delle feci dipende dal transito intestinale, ovvero dal tempo che passa da quando mangiamo a quando i primi scarti sono pronti a essere espulsi mediante defecazione.

Come spiega il professor Silvio Danese, Responsabile del Centro Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali in Humanitas: “Il cosiddetto tempo di transito intestinale è molto variabile da persona a persona, per cui non esiste una regola generale”.

Quando i tempi si allungano troppo, però le feci possono disidratarsi e diventare dure. “Per accelerare il processo ci sono due ingredienti chiave, le fibre di frutta e verdura, che favoriscono la motilità intestinale, e l’acqua (di cui per il 75% le feci sono costituite in partenza) che gonfiandole le ammorbidisce”, spiega il professor Danese.

I batteri intestinali

La ricerca si sta concentrando molto sullo studio dei batteri presenti nell’intestino, il cosiddetto microbioma.

“Sta diventando sempre più chiaro che questi microrganismi svolgono un ruolo in moltissimi aspetti della salute, non solo quelli in cui è evidente il legame con l’intestino e la digestione, per esempio malattia di Crohn, colite ulcerosa, obesità e diabete, ma perfino in alcuni senza nessun collegamento apparente, come le allergie, i tumori, l’autismo o l’artrite reumatoide. Come oggi facciamo gli esami del sangue, è probabile che un giorno faremo quello dei batteri intestinali. Per ora, però, le informazioni che si possono ottenere da un test del genere non sono di grande utilità pratica”, conclude il professor Danese.