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Humanitas Research Hospital

Humanitas è un ospedale ad alta specializzazione, centro di Ricerca e sede di insegnamento universitario.
All’interno del policlinico, accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale, si fondono centri specializzati per la cura dei tumori, delle malattie cardiovascolari, neurologiche ed ortopediche, oltre a un Centro Oculistico e a un Fertility Center.
Humanitas è inoltre dotato di un Pronto Soccorso EAS ad elevata specializzazione.

La Qualità della cura e dell’assistenza è il primo obiettivo di Humanitas, con l’intento di favorire un miglioramento continuo, a beneficio dei pazienti. Qualità significa anche capacità di analisi, per misurarci e migliorare in modo trasparente e innovativo, equilibrando efficacia clinica,
esperienza del paziente e sostenibilità.
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Centri

Dipartimenti e Unità Operative

Dipartimento Cardiovascolare

Direttore Prof. Gianluigi Condorelli

7 Unità Operative

Dipartimenti di Chirurgia Generale

Direttore Prof. Guido Torzilli

7 Unità Operative

Dipartimento di Area Cancer

Direttore Prof. Armando Santoro

6 Unità Operative

Chirurgie Specialistiche

4 Unità Operative

Dipartimento di Medicina Interna

Direttore Prof. Savino Bruno

8 Unità Operative

Dipartimento di Riabilitazione e Recupero Funzionale

Direttore Dott. Stefano Respizzi

4 Unità Operative

Dipartimento di Gastroenterologia

Direttore Prof. Alberto Malesci

3 Unità Operative

Dipartimento di Area Neurologica

Direttore Michela Matteoli

5 Unità Operative

Dipartimento di Diagnostica per Immagini

Direttore Dott. Luca Balzarini

3 Unità Operative

Dipartimento di Ginecologia e Medicina della Riproduzione

Direttore Prof. Paolo Emanuele Levi-Setti

2 Unità Operative

Area Ortopedie

9 Unità Operative

Area Laboratori

2 Unità Operative

Dipartimento di Anestesia e Terapia Intensiva Generale

Direttore Prof. Maurizio Cecconi

3 Unità Operative

Humanitas News

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Gestire e alleviare il dolore: il ruolo della terapia antalgica

La terapia antalgica è una branca specifica dell’anestesia il cui obiettivo è ridurre il dolore. Ma come funziona la cosiddetta terapia del dolore? Ne parliamo con il dottor Fabio Intelligente, anestesista coordinatore del Servizio di Terapia Antalgica per il dolore cronico dell’unità di Anestesia e day hospital chirurgico in Humanitas.

“Obiettivo della terapia antalgica è il miglioramento della qualità di vita del paziente attraverso la migliore gestione possibile del dolore. La presenza del dolore infatti impatta moltissimo sulla quotidianità, limitando la vita personale, lavorativa e di relazione”, ha precisato il dottor Intelligente.

Come si procede?

“Innanzitutto occorre individuare le cause del dolore e una volta effettuata la diagnosi si valuteranno le opzioni più appropriate così da offrire al paziente la soluzione a lui più adeguata che consenta di controllare il dolore in maniera più o meno definitiva, tenendo conto dei rischi e dei benefici. Nella composizione del quadro clinico è bene tenere presente non solo quanto dolore avverte il paziente ma anche le caratteristiche del dolore stesso: un elemento fondamentale nella scelta del tipo di terapia antalgica.

Le opzioni possono essere molteplici: dalla supplementazione a una dieta equilibrata, dall’attività fisica alla riabilitazione, ma anche infiltrazioni o procedure avanzate di neuromodulazione, neurostimolazione e neurolisi per “colpire” in modo mirato le strutture nervose coinvolte nella genesi e nella trasmissione del dolore”, spiega lo specialista.

Dolore acuto e cronico

“Questo approccio può aiutare ad alleviare il dolore acuto e cronico, caratteristico di condizioni molto comuni come artrosi, lombalgia, cervicalgia, discopatia, lombosciatalgia.

Allo specialista spetta il compito di definire una sorta di ricetta su misura che oltre che a controllare il dolore, promuova innanzitutto uno stile di vita corretto che contribuisca a prevenire la comparsa del dolore stesso. Controllare il dolore vuol dire ridurre o eliminare del tutto l’assunzione di farmaci e di conseguenza anche la comparsa degli effetti collaterali a essi associati.

Grazie alla terapia antalgica è possibile gestire ogni tipo di dolore, a seconda della causa, e grazie a un approccio multidisciplinare si cerca la soluzione migliore possibile per ogni singolo paziente.

Il paziente potrà affidarsi all’anestesista specializzato in terapia antalgica per gestire e controllare il dolore al meglio, al fine di consentire nei tempi più rapidi possibili e nella massima sicurezza la riabilitazione e il recupero funzionale e garantire al paziente una buona qualità di vita”, ha concluso il dottor Intelligente.

 

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Verso la cura individualizzata: i progressi nel trattamento dei tumori al seno

“Panta rhei: verso la cura individualizzata”: questo il titolo dell’intervento del dottor Wolfgang Gatzemeier, Vice Direttore dell’Unità Operativa di Senologia di Humanitas, nel corso di Mamazone 2017, la settima edizione di “Paziente diplomata”, una giornata dedicata alle donne con e senza tumore al seno, organizzata da Humanitas lo scorso 14 ottobre.

La presenza del tumore al seno nelle donne è documentata fin dall’antichità, fin dagli Egizi, ma i veri progressi nella cura sono stati compiuti negli ultimi 150 anni passando da una visione più descrittiva del tumore a una visione più approfondita su base molecolare e biologica.

I carcinomi del seno sono le neoplasie più frequenti nelle donne, si pensi che nel 1980 si ammalava una donna su 15, oggi invece una donna su 8: c’è dunque un reale aumento dell’incidenza, ma grazie alla diagnosi precoce e al trattamento multidisciplinare abbiamo anche un livello di cure più elevato. È importante sottolineare come si debba parlare di tumori del seno perché ogni donna è diversa, anche da un punto di vista biologico, così come lo è ogni tumore sia dal punto di vista istologico sia da quello del profilo genetico e dunque del contenuto molecolare.

I progressi nell’approccio di cura e la conservazione del seno e dei linfonodi

Alla fine del 1800 si riteneva che il tumore della mammella fosse una malattia locale-regionale e che pertanto l’estensione e la tecnica dell’intervento chirurgico fossero i fattori determinanti per ottenere i risultati migliori; la tendenza dunque era alla mastectomia radicale.

Furono i fratelli Fisher, chirurgo e patologo statunitensi, all’inizio del Novecento a dimostrare che i tumori del seno possono essere fin dall’inizio sistemici e che dunque il trattamento locale non cambia la sopravvivenza della paziente. La combinazione di una terapia di controllo adeguata (che non preveda grandi mutilazioni) con una terapia sistemica si rivela la strada da percorrere.

Anche il professor Umberto Veronesi, insieme ai fratelli Fischer, è considerato un pioniere nella conservazione della mammella. I progressi che sono stati compiuti nella conservazione del seno hanno inoltre garantito alle donne una sempre maggiore qualità di vita.

Il passo successivo fu la conservazione dei linfonodi ascellari grazie alla tecnica del linfonodo sentinella. Fu così possibile capire in quali casi era necessario rimuovere i linfonodi e in quali casi potevano essere risparmiati, evitando anche il linfedema, uno dei principali effetti collaterali di questa asportazione.

Le terapie adiuvanti sistemiche

Già nel 1800 si è iniziata a osservare un’ormono-sensibilità nei tumori, poi nel 1968 Elwood Jensen individua sulle cellule il recettore per gli estrogeni, la base per la cura ormonale che abbiamo oggi. Un altro grande passo, è stata la scoperta di un recettore per la crescita che ha permesso di trattare le donne che presentavano una certa espressione del recettore.

Fu poi Gianni Bonadonna ad avviare il primo studio sulla chemioterapia adiuvante nel carcinoma mammario dopo la chirurgia (negli anni 70 del 900 all’Istituto dei tumori di Milano).

Un approccio multidisciplinare che vede al centro la donna

Dieci anni fa avevamo classificato da un punto di vista istologico 3-4 tumori, tra dieci anni invece avremo molti sottotipi di tumori e speriamo anche nella possibilità di nuovi farmaci sempre più adeguati a ciascun sottotipo.

In ogni caso, la cura dei tumori della mammella è multidisciplinare. L’approccio vede al centro la donna e intorno a lei tutte le figure che cercano di massimizzare i risultati della terapia: chirurgo, oncologo, radioterapista, patologo, genetista, ginecologo per la preservazione della fertilità, fisioterapista, medico nucleare, radiologo, chirurgo plastico, ma anche breast care nurse, psicologo e servizi sociali.

Guarda l’intervento completo del dottor Gatzemeier, clicca qui.

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