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Humanitas è un ospedale ad alta specializzazione, centro di Ricerca e sede di insegnamento universitario.
All’interno del policlinico, accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale, si fondono centri specializzati per la cura dei tumori, delle malattie cardiovascolari, neurologiche ed ortopediche, oltre a un Centro Oculistico e a un Fertility Center.
Humanitas è inoltre dotato di un Pronto Soccorso EAS ad elevata specializzazione.

La Qualità della cura e dell’assistenza è il primo obiettivo di Humanitas, con l’intento di favorire un miglioramento continuo, a beneficio dei pazienti. Qualità significa anche capacità di analisi, per misurarci e migliorare in modo trasparente e innovativo, equilibrando efficacia clinica,
esperienza del paziente e sostenibilità.
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Humanitas News

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Chirurgia mammaria: il prof. Klinger al Congresso Internazionale della Società Americana di Chirurgia

La chirurgia plastica italiana protagonista al congresso internazionale organizzato dalla Società Americana di Chirurgia Estetica (ASPS), a Chicago dal 28 settembre al 1 ottobre: il professor Marco Klinger, Responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia Plastica di Humanitas ha tenuto in seduta plenaria la Maliniac Lecture – uno dei più importanti riconoscimenti scientifici mondiali del settore – presentando ad oltre 9mila colleghi ed esperti la ‘summa’ dei suoi studi sulla chirurgia mammaria. 

La Maliniac Lecture

La prestigiosa ‘lectio magistralis’ viene assegnata ogni anno a un chirurgo per alti meriti e riconoscimenti scientifici; chi la tiene entra a far parte dell’Albo d’Oro, elenco in cui spiccano “mostri sacri” come Ivo Pitanguy, Fernando Ortiz Monasterio e Daniel Marchac.

“È un grande riconoscimento per l’Italia e per la nostra chirurgia plastica – ha detto Klinger -. Un omaggio all’altissimo livello scientifico e clinico raggiunto dalla specialità nel nostro Paese”, che in questa ultima edizione del congresso internazionale è stata la ‘guest nation’.

Dalla ricostruzione mammaria alla chirurgia delle malformazioni

La chirurgia plastica mammaria è il tema su cui si è focalizzato il professor Klinger durante la sua lecture, “Fat and Periareolar Approach: Science and Skills in Breast Surgery”, con cui, in circa 30 minuti di intervento, Klinger ha illustrato i suoi più importanti studi, frutto di oltre 15 anni di ricerca e applicazione, dedicati alla ricostruzione mammaria e all’utilizzo del grasso autologo, derivante cioè dal paziente stesso.

“L’utilizzo del grasso e la tecnica periareolare, che comporta cicatrici piccole e di fatto non visibili in quanto posizionate attorno all’areola, hanno rivoluzionato la chirurgia mammaria – ha spiegato Klinger –. L’abbinata di questi due elementi consente di affrontare in modo nuovo tantissimi casi di ricostruzione post-onocologica e di affrontare con risultati straordinari un problema sempre più diffuso, sul quale mi sono concentrato con la pubblicazione di due studi, le anomalie mammarie”. 

Le anomalie mammarie

Il luminare ha inoltre presentato alcune evidenze emerse in 6 anni di ricerca e osservazione delle pazienti, condotta insieme allo staff di Humanitas: “circa la metà delle donne che dal 2009 al 2014 si sono presentate per un intervento di aumento (il 48,5%, per l’esattezza) e quasi la metà di quelle che desideravano ridurre il volume delle proprie mammelle (esattamente il 47,3%) presentavano in realtà un seno stenotico, quindi un’anomalia mammaria”, ha spiegato Klinger. “Senza individuarla e senza programmare l’intervento di conseguenza, non è possibile ottenere un risultato estetico veramente gradevole e corretto. Nello studio successivo, pubblicato l’anno dopo – ha continua il professore – abbiamo messo a punto uno strumento classificativo, proprio per aiutare i chirurghi ad affrontare questi casi, sempre più diffusi probabilmente per aspetti riconducibili all’alimentazione e all’inquinamento”. “Questo significa che spesso, anche dietro alla richiesta di un intervento chirurgico, si cela un’insoddisfazione non sempre riconosciuta dalle pazienti per una forma che non è considerata corretta ed è anzi anomala”.

La correzione di queste anomalie richiede un “eclettismo tecnico completo” perché non si risolvono semplicemente con l’inserimento di una protesi. E’ un lavoro complesso, in cui è necessario rimodellare l’intera ghiandola, che molto spesso ha un volume diverso dall’altra. L’utilizzo del grasso autogeno, infine, rende il risultato più naturale.

Chirurgia plastica italiana: un confronto con Usa e Brasile

Gli Stati Uniti e il Brasile sono paesi da sempre riconosciuti come all’avanguardia nel settore della chirurgia plastica estetica e ricostruttiva. Da tempo anche l’Italia vanta eccellenze nella ricerca e nell’applicazione per quanto riguarda la chirurgia. Ne sono prova proprio l’assegnazione della Maliniac Lecture al professor Klinger e l’invito alla Società Italia Chirurgia Platica Estetica Ricostruttiva come ‘guest nation’ al congresso di Chicago.

Ma come è cambiata chirurgia plastica in Italia? E in cosa si differenzia da quella statunitense e da quella brasiliana?

“Sicuramente negli ultimi anni hanno influito tre cose: la biotecnologia, le nuove tecniche e la fantasia”, ha spiegato il professore Kilinger. In particolare “la ricostruzione mammaria ha subito una grande evoluzione negli ultimi anni grazie a diagnosi sempre più precoci e all’utilizzo sempre più esteso del grasso come “filler” per ripristinare i volumi in seguito agli interventi oncologici e come principio biologico rigenerativo, grazie alla presenza di cellule staminali adulte in grado di migliorare moltissimo la qualità dei tessuti irradiati”, ha spiegato il professore. “Ricostruzione post-onocologica a parte, il grasso è un vero passepartout  in chirurgia plastica, anche e soprattutto nella correzione delle anomalie mammarie”.

Nel trattamento delle anomalie mammarie attraverso la chirurgia plastica, negli States si è sempre puntato sulla massima standardizzazione degli interventi con protocolli, “un approccio che mostra grandi limiti a fronte di evenienze che sono, per definizione, una diversa dalla altra come nel caso delle anomalie mammarie”, ha chiarito Klinger. “Un protocollo standard in questi casi, quindi, uguale per tutti non mi darà mai un buon risultato. E’ necessario avere la capacità di personalizzare gli interventi su misura della paziente. Non esiste la possibilità di standardizzare l’intervento, perché ogni caso è diverso dall’altro e spesso la migliore soluzione abbina l’impiego di protesi, quello del grasso e quello di tecniche molto raffinate, come l’approccio periareolare”.

   La chirurgia brasiliana, invece, a differenza di quella italiana pone molta attenzione alla forma e all’esito dell’intervento chirurgico – una forma armonica del seno, una pancia piatta e ben tirata – ma non presta sufficiente attenzione al risultato finale ‘post-operatorio’, in particolare alle cicatrici. 

  In un intervento che non segue a una malattia l’aspetto estetico è più che mai importante e la possibilità di avere cicatrici praticamente invisibili è molto preziosa. “Ormai da anni e sempre di più in Italia, utilizziamo la tecnica periareolare anche negli interventi di mastopessi, il cosiddetto lifting del seno che viene eseguito su pazienti che in seguito all’allattamento o al passare degli anni presentano mammelle ptosiche. Incisioni solo attorno all’areola permettono di correggere ‘cadute’ lievi, praticamente senza segni chirurgici”, ha concluso Klinger chiarendo che anche l’approccio delle pazienti verso la chirurgia plastica, in geenrale, oggi è diverso. “Mentre anni fa la chirurgia plastica era considerata quasi da jet set e da star, ormai vi ricorrono persone di tutti i tipi, anche ragazze molto giovani che non si sentono bene con se stesse”.

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Medicina sportiva: calciatori sempre più informati e squadre multietniche, il ruolo del medico del calcio spiegato in un libro

Vaccinazioni, disturbi alimentari degli atleti, prevenzione, doping: sono solo alcune delle tematiche di cui si occupano i medici sportivi del nuovo millennio, che non trattano più solo infortuni e disturbi. 

Gli atleti sono sempre più consapevoli e attenti alla loro forma fisica e al loro benessere, di conseguenza le esigenze medico-sportive e il ruolo del medico dello sport, e in particolare il ruolo del medico del calcio, è molto cambiato negli ultimi anni.

Ad esempio, in campo convivono, con l’unico obiettivo di fare goal, culture, abitudini e religioni molto differenti tra loro che spesso condizionano anche la vita quotidiana e si traducono in esigenze diverse, come ad esempio l’alimentazione. Si pensi a calciatori musulmani (a cui, se osservanti, non darebbe consentito mangiare carne di maiale) o ancora a chi segue una dieta vegana o vegetariana, senza considerare poi intolleranze o allergie alimentari, che costringono chiunque a modificare le diete a cui si è affezionati. Il medico ha quindi un ruolo importante per la creazione di una dieta che la squadra o il singolo giocatore deve seguire per migliorare le prestazioni, nel rispetto però di culture e religioni o patologie.

Di questo e molto altro ancora ha parlato nel libro “Medico del calcio – Il Manuale”, edito da Edra, il dottor Piero Volpi, Responsabile di Chirurgia del Ginocchio e Traumatologia dello Sport di Humanitas e Responsabile del Settore Medico dell’Inter, insieme ad altri esperti che offrono al lettore la loro conoscenza maturata negli anni in campo.

“Il calcio è un mondo che permea la vita della maggior parte degli italiani e che spesso viene preso ad esempio dai tifosi. Per questo credo molto nell’importanza di creare e diffondere all’interno di questo settore una vera e propria cultura della salute e del benessere e di sanità che, a cascata, possa avere un effetto positivo su tutti i livelli dello sport, incluso quello giovanile e amatoriale, sia maschile sia femminile – ha spiegato il dottor Volpi -. La medicina può essere quell’elemento che consente di arricchire tutto il mondo sportivo, portando con sé degli impatti positivi anche nell’evoluzione dei percorsi formativi e professionali delle figure coinvolte nel settore, basti pensare ad esempio ai fisioterapisti”.

“Accanto a questo nostro traguardo imprescindibile – ha aggiunto poi l’autore – se ne aggiungono altri, come la lotta al doping, all’abuso di farmaci leciti e la necessità di una concreta prevenzione, ancora troppo poco compresa nella sua reale importanza”.

La lotta al doping e gli integratori alimentari

Nel testo “Medico del calcio” l’autore ripercorre la nascita e lo sviluppo del fenomeno del doping e propone un’analisi delle sostanze dopanti di oggi e dei loro effetti farmaco-tossicologici. Un’attenzione viene data anche   agli integratori alimentari: “sono prodotti non vietati, diventati di uso comune perché considerati sostanze naturali e innocue, facilmente reperibili su internet, spesso inutili nel contesto di una corretta alimentazione, ma non sempre innocui”, ha spiegato il dottor Volpi. “A volte contengono anche sostante dopanti non dichiarate e che rischiano di far squalificare l’atleta”, ha chiarito il medico.

Le vaccinazioni

Tema sempre più al centro del dibattito pubblico, il capitolo vaccinazioni è entrato recentemente anche nel mondo del calcio in seguito alle raccomandazioni da parte delle società scientifiche italiane per le vaccinazioni degli atleti professionisti delle varie discipline.

Alla luce della vita quotidiana di squadra, fatta di stretto contatto tra compagni di squadra e staff e costanti viaggi, anche intercontinentali per le gare, “la profilassi delle malattie infettive prevenibili da vaccini negli atleti professionisti ha un rilievo particolare”, ha spiegato il dottor Volpi.

Inoltre, dal punto di vista ‘immuniologico’, i medici dello sporti si occupano anche dell’impatto della cosiddetta ‘immunologia dello sport’, cioè di quali sono gli effetti dell’esercizio fisico sul sistema immunitario e delle conseguenze che eventuali patologie infettive possono avere sulle performance sportive. Tematiche che se ben affrontate “contribuiscono a maturare scelte consapevoli da parte di medici e staff per preservare la salute individuale e le prestazioni del team”, ha chiarito Volpi.

Prevenzione: alleata necessaria spesso trascurata

Come per qualsiasi paziente, anche per i calciatori e atleti in genere la prevenzione è la principale alleata per ‘sconfiggere’ e scongiurare patologie o dolori. A maggior ragione gli sportivi, che ben conoscono e ascoltano il loro corpo durante allenamenti quasi quotidiani, sempre più frequentemente chiedono consulenze mediche non solo in caso di infortuni, come accadeva in passato, ma anche solo per migliorare le prestazioni. 

“Si tratta di un’area in cui il medico dello sport deve agire con grande intensità e capacità – ha spiegato Volpi –  perché attraverso la conoscenza specifica della gestualità tecnica, delle metodologie di allenamento, dei ritmi e dei carichi degli impegni tecnici e atletici tipici delle gare e degli allenamenti è possibile cercare di ridurre l’incidenza di patologie e infortuni”. Un’accortezza di cui beneficia non soltanto il singolo giocatore, ma che l’intera squadra:  “mantenendo in buone condizioni di salute la propria rosa di giocatori sarà possibile raggiungere i traguardi prefissati a inizio stagione.”

Calcio ‘in rosa’

Un’attenzione particolare poi, con l’ascesa del calcio femminile, viene data da parte del medico alle esigenze delle atlete e calciatrici, che avendo un fisico diverso hanno ovviamene necessità, esigenze e prestazioni differenti rispetto ai colleghi uomini.

Ad esempio, viene posta attenzione soprattutto ai disturbi alimentari, che si sviluppano durante l’adolescenza e che possono influenzare l’assetto ormonale, ponendo così le basi per la comparsa della “triade delle atlete”.

Il libro “Medico del calcio – Il Manuale” del dottor Piero Volpi, Responsabile di Chirurgia del Ginocchio e Traumatologia dello Sport di Humanitas e Responsabile del Settore Medico di FC Internazionale Milano, è stato presentato in anteprima alla stampa l’11 ottobre proprio al campus di Humanitas University.

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