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Dolori alle articolazioni, i sintomi cui prestare attenzione

Come riconoscere se un’articolazione è infiammata? Come distinguere un dolore reumatico? Ne ha parlato il professor Carlo Selmi, Responsabile di Reumatologia e Immunologia clinica in Humanitas e docente dell’Università degli Studi di Milano, ospite a Cuore e Denari su Radio 24.

“Uno dei primi elementi cui prestare attenzione è la durata nel tempo del dolore: se dura da diverse settimane, senza alcun cambiamento, potrebbe avere natura infiammatoria. Un altro elemento importante è la presenza di rigidità al mattino, al risveglio: qualche minuto di rigidità è normale, ma se dovesse protrarsi è un segnale di allarme; si pensi che i pazienti con artrite possono presentare al risveglio una rigidità che dura per alcune ore. Anche il gonfiore è sempre sospetto: una tumefazione dolente fa pensare fortemente all’artrite”, spiega il prof. Selmi.

Artrite, comune anche nei giovani

“Rispetto a quanto si pensasse in passato, è bene sottolineare che le malattie reumatiche colpiscono anche i giovani, soprattutto l’artrite. In questi pazienti i segnali sospetti sono: il gonfiore, un dolore caratteristico e localizzato, soprattutto alle mani, e un mal di schiena con caratteristiche infiammatorie, in particolare al risveglio e con insorgenza precoce prima dei 40 anni.

Vi è poi una forma forse meno nota di artrite, l’artrite psoriasica, molto diversa da quella reumatoide. La psoriasi cutanea interessa il 3% della popolazione in Italia e il 20% di questi pazienti svilupperà l’artrite. È sufficiente avere un familiare di primo o secondo grado con la psoriasi, per essere a rischio di artrite”, spiega il prof. Selmi.

Secchezza e rossore

“Un altro segnale da non sottovalutare è una sensazione di secchezza a occhi, bocca e a volte al tratto genitale; sebbene abbastanza frequente con l’invecchiamento, può essere un segnale di allarme in particolare per le malattie del connettivo, come la sindrome di Sjögren.

Anche il rossore al viso e al naso può avere a che fare con le malattie del connettivo, in particolare con il lupus eritematoso sistemico, una malattia abbastanza rara, ma che si manifesta in genere con un interessamento della cute, come un rush a farfalla sul volto, spesso scatenato dall’esposizione al sole.”

Farmaci antidolorifici e farmaci antinfiammatori

“Gli antidolorifici sono soluzioni preferibili per il dolore artrosico, quindi da consumo delle articolazioni. Il più noto è il paracetamolo, un farmaco che sotto i 3000 mg al giorno è sicuro sostanzialmente in chiunque e non ha effetti collaterali. Gli antinfiammatori invece devono essere assunti con cautela e per brevi periodi di tempo. Gli antinfiammatori non steroidei hanno un profilo di sicurezza sottile, vanno dunque assunti al dosaggio giusto e per brevi cicli (una settimana, 10 giorni, massimo due settimane). Dei cortisonici invece se ne fa un grande uso contro l’artrite e hanno grande efficacia antinfiammatoria”, precisa il prof. Selmi.

 

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Le onde d’urto contro le tendinopatie dell’achilleo

Le tendinopatie dell’achilleo colpiscono il tendine d’Achille, il tendine più robusto del nostro corpo che unisce i muscoli del polpaccio al calcagno. Continuamente sottoposto a importanti sollecitazioni biomeccaniche, il tendine d’Achille può andare incontro a lesioni, che possono essere totali o parziali.

Nei pazienti con tendinopatia dell’achilleo, oltre all’aspetto biomeccanico, occorre considerare il quadro di salute generale e indagare su eventuali patologie che possono favorire l’insorgenza della tendinopatia. “Non dobbiamo infatti dimenticare che vale il motto tendine sano in corpore sano”, spiega la dottoressa Cristina D’Agostino, Responsabile Centro Terapia Onde d’Urto in Humanitas.

In questi pazienti “le onde d’urto rappresentano attualmente – come confermano anche i dati della letteratura scientifica – un’opzione terapeutica molto interessante di tipo conservativo, quando tutte le altre terapie di cui disponiamo non hanno fatto effetto e soprattutto prima di pensare all’approccio chirurgico”, continua la dottoressa.

L’importanza di un progetto riabilitativo integrato

“Le onde d’urto devono comunque essere inserite nel contesto di un progetto riabilitativo integrato: non basta cioè fare solo le onde d’urto, ma occorre che al paziente siano prescritti esercizi ad hoc, guidati dal fisioterapista, che aiutino il tendine, in sinergia con le onde d’urto stesse.

La terapia in questi casi è antinfiammatoria e antidolorifica, ma le onde d’urto sono una stimolazione di tipo meccanico che produce effetti biologici e dunque è possibile interferire direttamente e positivamente con il metabolismo del tendine – che è alterato in una tendinopatia dell’achilleo”, spiega la dottoressa D’Agostino.

I vantaggi delle onde d’urto

“La terapia con onde d’urto non è invasiva, è ripetibile e ben tollerata dal paziente. È bene però che il paziente sappia che il risultato non è immediato: gli effetti biologici infatti richiedono il loro tempo per manifestarsi; quindi la guarigione andrà valutata a distanza di qualche mese”, conclude la dottoressa.

 

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