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Humanitas Research Hospital

Humanitas è un ospedale ad alta specializzazione, centro di Ricerca e sede di insegnamento universitario.
All’interno del policlinico, accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale, si fondono centri specializzati per la cura dei tumori, delle malattie cardiovascolari, neurologiche ed ortopediche, oltre a un Centro Oculistico e a un Fertility Center.
Humanitas è inoltre dotato di un Pronto Soccorso EAS ad elevata specializzazione.

La Qualità della cura e dell’assistenza è il primo obiettivo di Humanitas, con l’intento di favorire un miglioramento continuo, a beneficio dei pazienti. Qualità significa anche capacità di analisi, per misurarci e migliorare in modo trasparente e innovativo, equilibrando efficacia clinica,
esperienza del paziente e sostenibilità.
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Centri

Dipartimenti e Unità Operative

Dipartimento Cardiovascolare

Direttore Prof. Gianluigi Condorelli

8 Unità Operative

Dipartimenti di Chirurgia Generale

Direttore Prof. Guido Torzilli

7 Unità Operative

Dipartimento di Area Cancer

Direttore Prof. Armando Santoro

5 Unità Operative

Chirurgie Specialistiche

4 Unità Operative

Dipartimento di Medicina Interna

Direttore Prof. Savino Bruno

7 Unità Operative

Dipartimento di Riabilitazione e Recupero Funzionale

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4 Unità Operative

Dipartimento di Gastroenterologia

Direttore Prof. Alberto Malesci

4 Unità Operative

Dipartimento di Area Neurologica

Direttore Michela Matteoli

5 Unità Operative

Dipartimento di Diagnostica per Immagini

Direttore Dott. Luca Balzarini

4 Unità Operative

Dipartimento di Ginecologia e Medicina della Riproduzione

Direttore Prof. Paolo Emanuele Levi-Setti

2 Unità Operative

Area Ortopedie

9 Unità Operative

Area Laboratori

2 Unità Operative

Humanitas News

Humanitas News

Infarto grave e Ricerca: il ruolo degli anticoagulanti di nuova generazione

Da una ricerca diretta dal professor Giulio Stefanini, specialista in Cardiologia Interventistica in Humanitas e docente di Humanitas University, pubblicata sulla rivista JAMA Cardiology, è emerso come i farmaci anticoagulanti di nuova generazione (DOAC, Direct Oral AntiCoagulants) potrebbero rappresentare un’opzione terapeutica nei pazienti con un infarto grave, al fine di prevenire successivi eventi trombotici di occlusione dei vasi sanguigni, come ictus, embolie o nuovi infarti. L’ipotesi dovrà trovare conferma con nuovi studi prima di poter entrare nella pratica clinica.

Come spiega il prof. Stefanini: “Nei pazienti con un infarto, un’ischemia acuta con mancato arrivo del sangue in un’area del cuore, viene seguita una strategia terapeutica antitrombotica, riducendo il rischio di una nuova occlusione dei vasi sanguigni con farmaci antiaggreganti, che agiscono bloccando l’azione di aggregazione delle piastrine nella formazione del trombo. Infatti, i pazienti che hanno avuto un infarto hanno un alto rischio di andare incontro a nuovi episodi di trombosi, come pure, nelle prime ore dall’infarto stesso, a un allargamento della zona cardiaca danneggiata dalla mancanza di flusso sanguigno; per ridurre questo rischio vengono utilizzati i farmaci antiaggreganti”.

I nuovi anticoagulanti

“I nuovi anticoagulanti orali o anticoagulanti di nuova generazione, che non agiscono sulle piastrine ma direttamente sui sistemi di coagulazione del sangue mantenendolo fluido, sono stati inizialmente utilizzati per la prevenzione delle embolie nei pazienti con o a rischio di una trombosi venosa profonda o nei casi di fibrillazione atriale; condizioni che favoriscono la formazione di emboli che, trasportati dal sangue, possono andare a ostruire i vasi sanguigni.

Solo successivamente è stato tentato il loro utilizzo anche in pazienti con infarto, verificando che riducevano effettivamente il rischio di nuovi episodi ischemici da trombosi, ma nello stesso tempo erano associati a un rischio eccessivo di sanguinamenti, con il conseguente abbandono del loro uso in questi casi”, ha precisato lo specialista.

Il paziente con infarto viene al momento dunque trattato in emodinamica con la  vascolarizzazione (angioplastica), seguita dal trattamento con farmaci antiaggreganti.

Nuovi anticoagulanti e infarto: benefici e rischi

Nella ricerca pubblicata su JAMA Cardiology e realizzata da Humanitas in collaborazione con l’Ospedale San Raffaele di Milano e il Duke Clinical Research Institute statunitense, il prof. Stefanini ha approfondito il tema dei benefici e dei rischi dei farmaci anticoagulanti di nuova generazione nell’infarto, riesaminando i diversi dati raccolti in lavori già pubblicati, ma suddividendo i risultati in base alla gravità dell’infarto stesso. “Abbiamo realizzato un’analisi su una serie di studi clinici grazie alla possibilità di accedere ai dati delle singole ricerche, anche quelli non pubblicati, relativi alle sottopopolazioni specifiche dei pazienti”, spiega.

I ricercatori hanno potuto utilizzare le informazioni relative a quasi 30.000 pazienti provenienti da 6 studi, selezionati in un campione di 19 studi clinici candidati a partire da 473 studi inizialmente reperiti. “Abbiamo visto che, dividendo in categorie e considerando separatamente il rischio dei pazienti sulla base della gravità dell’infarto, nei casi con un infarto più grave il vantaggio collegato alla prevenzione di nuovi episodi trombotici superava il rischio di sanguinamento, con un beneficio netto per il paziente, mentre era confermato un effetto nullo nei casi con un infarto meno grave, in quanto la riduzione del rischio di trombosi e nuove ischemie era pareggiata dall’aumento del rischio di sanguinamento, non giustificando quindi l’uso dei DOAC in questi pazienti”, ha precisato il professor Stefanini.

“Per la prima volta, abbiamo trovato la prova di un beneficio antitrombotico molto marcato di questa classe di farmaci, ma solo nei pazienti con la tipologia di infarto più grave e, quindi, con un rischio di trombosi più alto. Quanto emerso apre nuovi e importanti scenari nel trattamento dell’infarto, che andranno confermati da studi costruiti specificamente solo sui pazienti con infarto più grave”, ha concluso il professor Stefanini.

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Al via a Londra il corso in Chirurgia avanzata dei tumori cerebrali con una live surgery da Humanitas

Si terrà dal 12 al 15 luglio a Londra la settima edizione del corso dedicato alla chirurgia avanzata dei tumori cerebrali; il corso con cadenza annuale, è il più importante al mondo in ambito di neurochirurgia oncologica.

Tra i protagonisti anche Humanitas, che per il quinto anno di fila ospiterà una live surgery in diretta da Rozzano, condotta dal professor Lorenzo Bello, Responsabile di Neurochirurgia oncologica, insieme alla sua équipe: un intervento di asportazione di un tumore in area motoria primaria con tecniche di mappaggio neurofisiologico corticale e sottocorticale. L’operazione in diretta da Humanitas è una delle 8 proposte (da 4 Paesi) durante la giornata di giovedì 12 luglio.

Il professor Bello sarà anche uno dei relatori dei seminari previsti per il 14 luglio, con un intervento dedicato alla resezione chirurgica dei tumori coinvolgenti il sistema motorio, di cui il gruppo da lui coordinato ha una della maggiori esperienze internazionali.

Gli obiettivi del corso

Il corso, grazie alla presenza dei maggiori neurochirurghi oncologici, neuro-oncologi e neuroscienziati in ambito internazionale, punta a offrire ai neurochirurghi partecipanti le ultime novità in termini di tecniche chirurgiche, tecnologie avanzate e opzioni di trattamento, al fine di migliorare le possibilità di cura dei pazienti con tumori cerebrali in tutto il mondo.

Per la prima volta, le operazioni in diretta da alcuni dei migliori Centri del mondo, saranno otto. Ci saranno poi seminari, dibattiti, video interattivi in 3D, tavole rotonde e workshop pratici.

 

 

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