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Humanitas News

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Degenerazione della cartilagine del ginocchio: uno studio in Humanitas con un nuovo biomateriale

Il Centro di ricostruzione funzionale e biologica del ginocchio in Humanitas, diretto dal professor Maurilio Marcacci, sarà il centro coordinatore di uno studio europeo e statunitense che sperimenterà un nuovo trattamento nei pazienti con degenerazione della cartilagine del ginocchio.

Ne parliamo con la professoressa Elizaveta Kon, Responsabile della Sezione di Ortopedia Traslazionale e specialista presso il Centro.

“Lo studio prevede  l’intervento con un nuovo biomateriale  sviluppato in Israele, altamente innovativo e dal grande potenziale rigenerativo. Si tratta di uno studio randomizzato, in cui i pazienti vedranno assegnarsi in maniera casuale l’intervento con un nuovo biomateriale, oppure l’intervento in artroscopia oggi ritenuto di routine”.

L’obiettivo dello studio

“Lo studio coinvolge pazienti difficili da trattare, le lesioni della cartilagine portano alla degenerazione artrosica del ginocchio che in stadio avanzato richiede l’impianto di una protesi. Con questo nuovo biomateriale puntiamo alla ricostruzione articolare biologica, nel tentativo di rigenerare l’osso e la cartilagine anche a scopo di evitare la protesi in futuro”, spiega la professoressa Kon.

Lo studio prevede il crossover: un paziente capitato nel gruppo di controllo (intervento in artroscopia) può accedere al nuovo trattamento in un secondo momento”, precisa la professoressa Kon.

Allo studio possono partecipare i pazienti da 21 a 75 anni con lesioni della cartilagine del ginocchio.

Per partecipare allo studio sarà necessaria una prima visita in Humanitas con uno degli specialisti del Centro per la ricostruzione funzionale e biologica del ginocchio.

Per prenotazioni 02 82248225.

 

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“Cellule staminali” in ortopedia, i benefici della terapia rigenerativa

Si parla spesso di cellule staminali, soprattutto in riferimento alla possibilità di nuove cure. Sulle cellule staminali però c’è da fare chiarezza, ve ne sono infatti di diversi tipi e non tutte possono essere usate nella pratica clinica.

Ne parliamo con la professoressa Elizaveta Kon, Responsabile della Sezione di Ortopedia Traslazionale e specialista del Centro per la ricostruzione funzionale e biologica del ginocchio in Humanitas, diretto dal professor Maurilio Marcacci.

“Le cellule staminali sono cellule primitive non specializzate. Sono capaci di auto-rigenerarsi e di differenziarsi in diversi tipi di cellule con funzioni specifiche. Le cellule presenti nel sangue si chiamano emopoietiche, mentre quelle che si usano in ambito ortopedico sono le cellule misenchimali”.

Le proprietà delle cellule staminali

“Le cellule staminali sono state scoperte nel 1906 dallo studioso russo Alexander Maximov, ma a oggi non le conosciamo in maniera completa: ecco perché sono ancora oggetto di studio. Si pensa abbiano un potere immunomodulatore e dunque agiscano a livello del sistema immunitario, è come se si comportassero da antibiotici naturali, stimolando la risposta immunitaria.

Le cellule misenchimali che utilizziamo in ortopedia, si trovano quasi ovunque nel nostro organismo, anche se sono in numero decisamente minore rispetto alle emopoietiche. Sono responsabili della rigenerazione dei tessuti connettivi, delle ossa, della cartilagine e dei muscoli”, spiega la professoressa Kon.

Cellule staminali espanse e pseudo cellule staminali

“Occorre fare una precisazione importante: è possibile isolare in laboratorio le “vere” cellule staminali, mediante un processo di espansione cellulare, un processo molto complesso e sensibile. Queste cellule però non possono essere utilizzate in Italia a uso clinico.

Quello che è consentito è l’uso di “pseudo” cellule staminali, ovvero concentrati di tessuto, ricchi di cellule staminali e di altri componenti, compresi i fattori di crescita”, precisa la professoressa.

L’uso dei concentrati di tessuto in ortopedia

“Attualmente vengono utilizzati due tipi di tessuto: midollo osseo e tessuto adiposo. Si esegue il prelievo del tessuto che viene concentrato direttamente in sala operatoria e poi impiantato o iniettato nell’articolazione affetta da artrosi”, conclude la professoressa Kon.

 

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