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Humanitas Research Hospital

Humanitas è un ospedale ad alta specializzazione, centro di Ricerca e sede di insegnamento universitario.
All’interno del policlinico, accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale, si fondono centri specializzati per la cura dei tumori, delle malattie cardiovascolari, neurologiche ed ortopediche, oltre a un Centro Oculistico e a un Fertility Center.
Humanitas è inoltre dotato di un Pronto Soccorso EAS ad elevata specializzazione.

La Qualità della cura e dell’assistenza è il primo obiettivo di Humanitas, con l’intento di favorire un miglioramento continuo, a beneficio dei pazienti. Qualità significa anche capacità di analisi, per misurarci e migliorare in modo trasparente e innovativo, equilibrando efficacia clinica,
esperienza del paziente e sostenibilità.
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Centri

Dipartimenti e Unità Operative

Dipartimento Cardiovascolare

Direttore Prof. Gianluigi Condorelli

7 Unità Operative

Dipartimenti di Chirurgia Generale

Direttore Prof. Guido Torzilli

7 Unità Operative

Dipartimento di Area Cancer

Direttore Prof. Armando Santoro

6 Unità Operative

Chirurgie Specialistiche

4 Unità Operative

Dipartimento di Medicina Interna

Direttore Prof. Savino Bruno

8 Unità Operative

Dipartimento di Riabilitazione e Recupero Funzionale

Direttore Dott. Stefano Respizzi

4 Unità Operative

Dipartimento di Gastroenterologia

Direttore Prof. Alberto Malesci

3 Unità Operative

Dipartimento di Area Neurologica

Direttore Michela Matteoli

5 Unità Operative

Dipartimento di Diagnostica per Immagini

Direttore Dott. Luca Balzarini

3 Unità Operative

Dipartimento di Ginecologia e Medicina della Riproduzione

Direttore Prof. Paolo Emanuele Levi-Setti

2 Unità Operative

Area Ortopedie

9 Unità Operative

Area Laboratori

2 Unità Operative

Dipartimento di Anestesia e Terapia Intensiva Generale

Direttore Prof. Maurizio Cecconi

3 Unità Operative

Humanitas News

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Tumori del sangue e studio del genoma: in Humanitas un test diagnostico in un’ottica di medicina personalizzata

I tumori del sangue, come le leucemie e i linfomi, si collocano in Italia tra le prime dieci cause di morte per tumore. La ricerca ha permesso, con il passare degli anni, di raggiungere traguardi importanti che oggi consentono di curare buona parte di queste patologie. Sebbene le cause dei tumori del sangue non siano del tutto chiarite, è certo il ruolo dei fattori genetici, con alterazioni del DNA, e dei fattori ambientali.

Come ci spiega il professor Matteo Della Porta, Responsabile della sezione leucemie e mielodisplasie in Humanitas: “È fondamentale utilizzare queste conoscenze sulle basi genetiche delle malattie del sangue per il miglioramento della definizione della diagnosi e della prognosi dei pazienti e per lo sviluppo di trattamenti innovativi sempre più efficaci. In questo senso la medicina personalizzata è una realtà in Ematologia: la personalizzazione del trattamento per ogni singolo paziente si traduce in un beneficio concreto per il paziente stesso, con una maggior sopravvivenza e una migliore qualità di vita”.

Grandi progressi grazie all’analisi genomica

“I tumori del sangue rappresentano un contesto ideale per l’attuazione di programmi di medicina personalizzata. Si pensi, per esempio, alla leucemia mieloide cronica, in cui la scoperta del difetto genetico (gene di fusione BCR/ABL1) ha consentito grandi progressi nella diagnosi, nel trattamento e nel monitoraggio della malattia.  Negli ultimi anni, la disponibilità di nuove tecnologie per l’analisi genomica (next-generation sequencing, NGS) ha poi permesso la realizzazione di screening ad alta sensibilità di mutazioni in molte altre malattie del sangue.

Le leucemie mieloidi acute colpiscono ogni anno in Italia circa 3000 persone, e rappresentano così un problema crescente per la popolazione generale, da contrastare con strategie innovative in ambito sanitario.  Queste malattie sono caratterizzate dalla proliferazione incontrollata, all’interno del sangue e del midollo osseo, da parte di cellule immature appartenenti al sistema emopoietico. Da molto tempo è noto che queste malattie sono estremamente eterogenee e dunque variano da paziente a paziente, sia in termini di prognosi sia di sensibilità alle terapie. Grazie agli ultimi studi di biologia molecolare è stato possibile individuare le basi genetiche del diverso comportamento clinico delle varie tipologie di leucemie.

Lo studio delle anomalie molecolari presenti in ciascun paziente è dunque di crescente importanza e consente di definire in modo molto più preciso (di quanto non si possa fare basandosi solo su criteri clinici) la prognosi individuale, e soprattutto consente di scegliere il miglior trattamento possibile, in un’ottica di medicina personalizzata”, ha continuato il prof. Della Porta.

Un nuovo test certificato per lo studio del genoma nelle leucemie

“Disponiamo oggi di un test diagnostico (Rapid Myelod Panel) in grado di fornire informazioni sulla presenza di mutazioni nei 30 geni più rilevanti per la prognosi e la scelta del trattamento nelle leucemie acute. Il test si esegue sul sangue periferico (e dunque non è invasivo, come se fosse un esame del sangue di routine) ed è rapido: i risultati infatti sono disponibili in circa 7 giorni. L’ottenimento veloce di risultati è fondamentale perché permette allo specialista di sapere in fretta e con altissima precisione le alterazioni genetiche del singolo paziente e alla luce di queste impostare il percorso terapeutico più appropriato, valutando a quali farmaci ricorrere e quali sono le possibilità di efficacia del trattamento.

Si tratta di informazioni fondamentali: le alterazioni genetiche della malattia infatti determinano la sua aggressività, la prognosi e la risposta al trattamento e avere queste informazioni rapidamente permette di scegliere come agire tempestivamente, considerato che le prime fasi del trattamento delle leucemie sono molto delicate e fondamentali per garantire la massima probabilità di cura ai nostri pazienti”, ha sottolineato il professor Della Porta.

In Humanitas una piattaforma certificata per lo studio del genoma

“Il progetto è nato attraverso una collaborazione con l’Università di Harvard, condotta dalla dottoressa Marianna Rossi, specialista in Ematologia in Humanitas, e una parthership con Sophia Genetics che ci ha consentito di trasferire nella pratica clinica una tecnologia estremamente sensibile, in grado di caratterizzare il genoma tumorale nei pazienti con nuova diagnosi di leucemia acuta. In Humanitas disponiamo di una piattaforma basata sul sequenziamento di nuova generazione, certificata in tutto il percorso (dall’estrazione del DNA, all’individuazione delle singole alterazioni, alla loro interpretazione) in modo da garantire elevata qualità e riproducibilità, requisiti importantissimi per l’uso a scopo clinico dei risultati. L’introduzione di questo nuovo strumento diagnostico potrà migliorare in modo significativo la gestione clinica dei pazienti affetti da queste malattie così complesse.

È bene infine sottolineare che recentemente i LEA (livelli essenziali assistenza Sanità Pubblica) hanno riconosciuto per le malattie del sangue l’utilità clinica della ricerca di mutazioni con tecniche di sequenziamento di nuova generazione e Humanitas ha raccolto la sfida di realizzare in breve tempo una piattaforma ad alta tecnologia certificata per poter utilizzare nella pratica clinica le informazioni derivanti dallo studio del genoma tumorale leucemico. Si tratta di un esempio concreto di come gli sforzi della ricerca possano ricadere efficacemente nella pratica clinica quotidiana”, ha concluso il prof. Della Porta.

 

 

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Tumore al seno: un sano stile di vita passa attraverso attività fisica e alimentazione

Uno stile di vita sano è fondamentale nella prevenzione di numerose patologie e si rivela prezioso alleato anche per la vita delle donne che combattono contro il tumore al seno o che ne sono già guarite.

Non basta però occuparsi di stile di vita, ma bisogna farlo in maniera corretta. Perché è così importante che le donne con tumore al seno si prendano cura del proprio stile di vita? Ne ha parlato la professoressa Daniela Lucini, Responsabile di Medicina dell’Esercizio e Patologie Funzionali in Humanitas e docente del Dipartimento di Biotecnologie Mediche e Medicina Traslazionale presso l’Università degli Studi di Milano, nel corso di Mamazone 2017, la settima edizione di “Paziente diplomata”, una giornata dedicata alle donne con e senza tumore al seno, organizzata da Humanitas lo scorso 14 ottobre.

Perché occuparsi del proprio stile di vita?

I motivi sono diversi:

  • Riduzione dell’incidenza di neoplasie al seno o comparsa di recidive.
  • Riduzione del rischio cardio-metabolico spesso associato ad alcune terapie farmacologiche per la gestione delle patologie neoplastiche.
  • Riduzione del rischio di malattie cardio metaboliche in genere.
  • Gestione di un eventuale peggioramento dello stile di vita associato alla malattia.
  • Riprendere in mano la propria vita e guardare avanti.

È bene poi capire quali sono i propri obiettivi, perché a seconda di questi la strategia sarà diversa; diverso infatti è il percorso di chi vuole perdere peso da quello di chi fatica a muovere il braccio per la presenza di un linfedema.

Alimentazione e attività fisica

Gli elementi in campo quando parliamo di stile di vita sono tanti, particolarmente rilevanti sono però alimentazione e attività fisica, due fattori che associati funzionano ancora meglio e sui quali dunque occorre lavorare di pari passo.

Per quanto riguarda l’alimentazione occorre tenere conto della qualità di ciò che si mangia e dei nutrienti. L’alimentazione sana deve prevedere tanta verdura, frutta, proteine magre (carni bianche e pesce) e carboidrati preferibilmente integrali nella stessa quantità. I legumi sono inclusi nei carboidrati: i legumi infatti contengono sì la stessa quantità di proteine della carne, ma se la carne contiene il 20% di proteine, pochi grassi e tanta acqua, i legumi contengono il 20% di proteine, pochissima acqua e tanti carboidrati, che seppur buoni sono comunque carboidrati.

Via libera dunque a frutta, verdura, noci, olio, carboidrati integrali, legumi, yogurt, latticini, uova e carni bianche. Da evitare le carni rosse lavorate, i carboidrati raffinati, gli amidi, gli zuccheri, i cibi ad alto contenuto di sodio e quelli contenenti grassi industriali.

Una sana alimentazione non può prescindere da una costante attività fisica. Occorre lavorare su due binari: la riduzione della sedentarietà e un’attività fisica strutturata. Il contrasto alla sedentarietà passa attraverso le scelte quotidiane, prestando attenzione a cogliere ogni momento possibile per muoversi. L’attività fisica invece si divide in due grandi famiglie: quella aerobica (camminare, nuotare, andare in bicicletta) e quella di forza e stretching (per il rinforzo muscolare, il rilassamento della muscolatura e l’aumento del movimento articolare). Anche in questo caso occorre scegliere l’attività in base ai propri obiettivi, la prescrizione dell’esercizio fisico infatti deve essere personalizzata, alla luce delle esigenze della paziente e della sua persona.

Guarda l’intervento completo della professoressa Lucini, clicca qui

 

 

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