Il diverticoli sono un disturbo piuttosto comune: si stima che circa il 65% degli individui adulti, in particolare le donne, abbia la diverticolosi.

Quest’ultima, ossia la presenza di diverticoli nell’intestino, è una condizione differente dalla diverticolite, che è invece l’infiammazione dei diverticoli e che colpisce il 10-25% delle persone con diverticolosi.

Per approfondire questo tema è stato invitato alla trasmissione televisiva Tutta Salute di Rai 3 il professor Silvio Danese, Responsabile del Centro per le Malattie Croniche Intestinali in Humanitas.

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Quali sono i principali fattori di rischio per lo sviluppo di diverticolosi?

“Innanzitutto occorre precisare che la diverticolosi non è di per sé una patologia, ma un’alterazione anatomica e, per fortuna, la maggior parte delle persone che presenta questa condizione non ha sintomi. Sono rari i casi in cui è necessario rivolgersi al pronto soccorso. I fattori di rischio, che hanno sicuramente un ruolo chiave nel favorire la formazione di diverticoli, sono:

  • età
  • sesso femminile
  • cattive abitudini alimentari
  • obesità
  • stile di vita sedentario
  • assunzione di antinfiammatori

Si usa definirla una “patologia dell’anziano” poiché, a partire dai quarant’anni, aumenta progressivamente con l’età. Ciò è dovuto a una certa lassità dei tessuti del connettivo, ossia di tutte quelle fibre che sostengono l’intestino, compreso il tessuto muscolare.”

 

Chi scopre di avere i diverticoli deve seguire una dieta particolare?

“In realtà si tratta più che altro di raccomandazioni: bere acqua e incrementare il consumo di frutta e verdura e, quindi, di fibre per facilitare la motilità dell’intestino ed evitare così la stitichezza.”

 

È vero che se si hanno i diverticoli non bisogna mangiare frutti con i semi, tipo il kiwi?

“Assolutamente no, si tratta di vecchie credenze. A conferma di questo, in America è stato effettuato uno studio molto interessante su un campione di cinquantamila pazienti che dimostra esattamente il contrario: chi riduce il consumo di frutta, verdura e cibi contenenti semi è più a rischio di diverticolite.”

 

Quali sintomi possono indurci a pensare di avere una malattia diverticolare?

“Come abbiamo detto prima, la diverticolosi implica la presenza di diverticoli, ma è asintomatica. Invece, si ha una malattia diverticolare quando si presentano dei sintomi che procurano disturbi al paziente. Molto spesso tali sintomi si sovrappongono a quelli della sindrome del colon irritabile e sono:

  • gonfiore
  • dolore addominale
  • alterazione della regolarità intestinale

Il paziente lamenta dolore spesso ai quadranti inferiori e soprattutto a sinistra, dove i diverticoli sono maggiormente presenti.”

 

Quando subentra, invece, la diverticolite?

“La diverticolite è una vera infiammazione dei diverticoli e il paziente lamenta un dolore molto forte. A essa si possono associare sintomi più sistemici, quali:

  • dolore addominale
  • dolore associato a stipsi/diarrea
  • meteorismo
  • riduzione dell’appetito
  • nausea

 

Quali controlli si devono fare e come viene curata la diverticolite?

“I pazienti con diverticolosi in genere non devono fare dei controlli ripetuti nel tempo, a meno che non si verifichino nuovi episodi che facciano sospettare una diverticolite.

In presenza di diverticolite l’approccio è essenzialmente medico. Per fortuna soltanto l’1% dei pazienti che soffrono di diverticolite necessita del chirurgo.

Il primo intervento è quello di mettere il paziente a dieta liquida; in un secondo momento gli si somministrano degli antibiotici. Con questi accorgimenti in circa il 90% dei casi si elimina l’infiammazione del diverticolo.”

Per quanto tempo il paziente deve seguire questa dieta restrittiva?

“In genere per circa 7/15 giorni, anche se dipende da come si risolvono i sintomi e, soprattutto, se ci sono state complicanze. Quando i pazienti vengono ricoverati per una diverticolite, i chirurghi raccomandano ai medici di “sfiammare” e raffreddare i diverticoli in modo che, in caso di necessità, sia possibile operare in una condizione di sicurezza e garantire un intervento meno invasivo.”

 

Quali sono, invece, gli esami diagnostici?

“Gli esami che permettono di scoprire i diverticoli sono:

  • colonscopia;
  • TAC dell’addome;
  • colonscopia virtuale;
  • clisma opaco a doppio contrasto.

 

Grazie alle numerose colonscopie di screening che effettuiamo oggigiorno riusciamo a scoprire la presenza dei diverticoli in molti pazienti.

La colonscopia virtuale, invece, non è altro che una TAC dell’addome in cui avviene una ricostruzione tridimensionale dell’intestino. Essa ha il vantaggio di essere poco invasiva.”

 

Quando occorre intraprendere una terapia antibiotica mensile?

“Chi ha la diverticolosi non deve fare terapie ripetute. Chi invece è soggetto a malattia diverticolare dovrebbe seguire una dieta a base di fibre oltre all’uso di antibiotici, particolarmente quelli a rilascio intestinale. Essi sono anche utilizzati nella cura della sindrome del colon irritabile. Si è scoperto recentemente che la somministrazione di particolari antinfiammatori, come per esempio la mesalazina, costituisce una terapia efficace per trattare la malattia diverticolare.”

 

Per riassumere…

“In caso di diverticolosi è sufficiente una dieta ricca di fibre. Se, invece, sopraggiunge una malattia diverticolare bisogna ricorrere ad antibiotici a rilascio intestinale, antinfiammatori e fermenti lattici. Se si presenta la diverticolite si consiglia il ricovero in pronto soccorso e, in caso di complicanze, l’intervento chirurgico.”

 

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