La termoablazione è una metodica “mini-invasiva” che consente di distruggere noduli tumorali grazie all’erogazione di energia termica portata direttamente dall’esterno all’interno del bersaglio, senza rimuoverlo dal corpo del paziente (come avviene invece in chirurgia).  L’energia termica può essere prodotta da alte temperature oppure da bassissime temperature, come nel caso della crioablazione, che è però attualmente assai poco utilizzata. In Humanitas la termoablazione viene utilizzata per il trattamento di alcuni tipi di tumore, soprattutto epatici, mediante radiofrequenza oppure, soprattutto negli ultimi due anni, mediante microonde.

Ne parliamo con il Professor Luigi Solbiati, docente di Radiologia e consulente di Radiologia Interventistica in Humanitas.

“L’energia per la termoablazione può essere prodotta da diversi tipi di apparecchiature: storicamente, dagli anni ’90, la prima utilizzata fu la radiofrequenza, in seguito furono introdotte le apparecchiature laser e quelle a microonde. Qualunque sia il tipo di apparecchiatura utilizzato, la lesione tumorale viene raggiunta attraversando la cute (senza incisioni chirurgiche) con un emettitore di energia simile a un ago (chiamato “elettrodo”, “antenna” o “fibra” a seconda che si tratti rispettivamente di radiofrequenza, microonde o laser), guidato nel bersaglio grazie alle metodiche di imaging (ecografia o, più raramente, TC).

Le microonde sono state introdotte nella pratica clinica intorno al 2009 e in Humanitas sono ormai diventate un trattamento di routine”, spiega il prof. Solbiati.

Quando si utilizzano le microonde?

“La termoablazione con microonde è assolutamente efficace (cioè distrugge definitivamente il tumore nella quasi totalità dei casi) nei tumori con dimensioni entro i 3 – 3,5 centimetri. È possibile intervenire anche su tumori di dimensioni maggiori (4-5 centimetri) quando non è possibile utilizzare altri tipi di terapie, ma diminuisce la probabilità di avere un controllo locale completo del tumore e dunque aumenta il rischio di recidiva.

Con il calore si distrugge non solo il tumore, ma anche una piccola parte di tessuto sano circostante: questo consente di limitare il rischio di recidiva locale.

È bene poi sottolineare che oltre a un limite in termini di dimensioni, esiste anche un limite numerico. Trattare nello stesso paziente tanti bersagli tumorali (più di 4-5) è tecnicamente difficile oltre che spesso privo di valenza oncologica”, precisa lo specialista.

Quali sono i vantaggi delle microonde?

“Il trattamento con le microonde è rapido, preciso e relativamente sicuro, ossia gravato da un tasso di complicanze molto basso, sicuramente inferiore a quello delle corrispondenti procedure chirurgiche, anche grazie alle tecniche di imaging che diventano sempre più precise e affidabili. Quando il bersaglio tumorale è situato in organi studiabili con l’ecografia, questa metodica è la più indicata e utilizzata per guidare la termoablazione, grazie alle sue favorevoli caratteristiche (visione in tempo reale, rapidità, facilità d’uso, assenza di radiazioni ionizzanti).  Se però il bersaglio non è visibile con gli ultrasuoni (o lo è solo parzialmente) a causa della sua sede anatomica o della vicinanza con strutture che lo “nascondono”, ed è localizzabile solo con un’altra metodica di immagini più complessa e non “in tempo reale” (TC, risonanza magnetica o PET) in Humanitas possiamo ricorrere alla cosiddetta fusione di immagini in tempo reale. Si tratta di una metodica innovativa che consente di fondere, all’interno dell’ecografo, attraverso la creazione di un piccolo campo elettromagnetico attorno al paziente e l’applicazione di un sensore alla sonda ecografica, l’ecografia in tempo reale con quella metodica di immagine che meglio consente di visualizzare il bersaglio (TC, RM o PET).  Dopo una breve fase di “registrazione”, muovendo la sonda ecografica si muove anche la metodica di riferimento nello stesso punto del paziente e ciò consente di visualizzare il bersaglio (o la sede in cui esso si trova) anche con l’ecografia e di guidare anche in questi casi “complessi” la termoablazione mediante l’ecografia in tempo reale.

Nella stragrande maggioranza dei casi, in Humanitas eseguiamo il trattamento senza ricorrere all’anestesia generale, ma con il paziente in sedazione, accorciando ulteriormente i tempi della procedura. Riusciamo così a trattare perfettamente, per esempio, noduli di 3 centimetri con una singola inserzione dell’antenna di microonde in 6-7 minuti, con un tempo complessivo di permanenza del paziente in sala interventistica di 45-50 minuti.

Un altro vantaggio importante è la possibilità di ripetere il trattamento nel tempo. Nei pazienti con epatocarcinoma su cirrosi, per esempio, è possibile compaiano noduli diversi a distanza di mesi o anni. Possiamo intervenire con la termoablazione con microonde su ciascuno di questi, anno dopo anno, preservando quanto più possibile la già scarsa funzionalità del fegato di questi pazienti”, spiega il professore.

Microonde e radiofrequenza a confronto

“A parità di mini-invasività, le microonde, con cui si raggiungono temperature molto più alte all’interno del bersaglio (120-140°C contro i 90-95°C della radiofrequenza) consentono di eseguire trattamenti più ampi in tempi più brevi, efficaci anche in lesioni adiacenti a grossi vasi sanguigni, ove, invece, con la radiofrequenza si hanno risultati molto meno efficaci a causa della dispersione di calore provocata dal flusso sanguigno, con elevato rischio di recidiva”.

I campi di applicazione

“In Humanitas utilizziamo le microonde soprattutto nel fegato, per trattare epatocarcinomi e metastasi epatiche principalmente da neoplasie colorettali ed in tumori renali a cellule chiare di dimensioni non superiori a 3 centimetri.

Altri importanti campi di applicazione in grande sviluppo sono i tumori polmonari primitivi e metastatici e le metastasi ossee osteolitiche, nelle quali l’abbinamento della termoablazione (principalmente a scopo antalgico) alla radioterapia consente di ottenere risultati molto validi.

Un altro recente campo di applicazione della termoablazione è quello delle patologie del collo, in particolare delle adenopatie metastatiche da neoplasia papillare della tiroide recidive dopo tiroidectomia e linfadenectomia e dello struma tiroideo, patologia molto diffusa nella popolazione, purchè di dimensioni non superiori a 4-5 cm e in tiroidi normofunzionanti, in alternativa alla tiroidectomia.  Nel caso delle adenopatie metastatiche (solitamente di piccole dimensioni e in aree molto “delicate”) si deve impiegare il laser che consente di eseguire trattamenti con precisione millimetrica, ma non molto estesi, mentre per lo struma si possono utilizzare sia il laser, sia la radiofrequenza, ottenendo riduzioni del volume della tiroide fino al 70-80%.  In entrambe le patologie il trattamento viene eseguito in regime di day hospital, quindi senza alcuna ospedalizzazione e con complicanze pressochè inesistenti”, conclude il professor Solbiati.

 

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