Le onde d’urto, poco invasive, possono rappresentare una valida strategia terapeutica, cui arrivare dopo un’attenta valutazione diagnostica. Con la dott.ssa Maria Cristina D’Agostino, ortopedico e traumatologo di Humanitas, sfatiamo miti e chiariamo dubbi in merito ad ambiti di utilizzo, tipologie, patologie per le quali si rendono utili e benefici.

1) Le onde d’urto, in medicina, possono essere utilizzate solo in ambito urologico?

Falso.

Le onde d’urto furono introdotte per la prima volta in medicina agli inizi degli anni novanta per la cura dei calcoli renali (litotripsia), ma negli anni immediatamente successivi il loro ambito di utilizzo si è rapidamente esteso alle patologie dell’apparato muscolo-scheletrico e non solo (onde d’urto extracorporee).

2) Le onde d’urto sono radiazioni ionizzanti?

Falso.

Le onde d’urto sono onde acustiche, e quindi di natura meccanica, che pertanto non presentano le caratteristiche di rischio associate alla radioattività.

3) Le onde d’urto possono essere indicate in ambito ortopedico per la cura di molte patologie dei tendini e ossee?

Vero.

Attualmente il principale campo di applicazione delle onde d’urto extracorporee è rappresentato proprio dalle patologie dei tendini (specie se in fase cronica e refrattarie ad altre terapie), così come dai disturbi della rigenerazione ossea (pseudoartrosi e ritardi di consolidazione).

4) Le onde d’urto sono indicate per le tendinopatie solo in presenza di calcificazioni?

Falso.

Le onde d’urto possono essere indicate per le patologie tendinee ed affini, anche in assenza di calcificazioni.

5) Lo scopo del trattamento con onde d’urto extracorporee in ambito muscolo-scheletrico è la dissoluzione delle calcificazioni?

Falso.

L’obiettivo della terapia (ed in ultima analisi l’effetto terapeutico legato all’azione delle onde d’urto), non è di tipo traumatizzante diretto, ovvero non provoca lesioni ai tessuti, né tantomeno la frantumazione delle calcificazioni per rottura diretta.
Si applica un’azione meccanica molto delicata (una sorta di micro-massaggio su cellule e tessuti), in grado di stimolare alcune reazioni biologiche, fra cui effetto l’anti-infiammatorio, antiedemigeno ed antidolorifico, oltre a migliorare localmente la microcircolazione. È possibile che in alcuni casi si riassorba la calcificazione, ma ciò avviene per via secondaria, attraverso un meccanismo di tipo biochimico.

6) Le onde d’urto possono rappresentare una valida alternativa all’intervento chirurgico?

Vero.

In alcuni casi, sia per i disturbi della consolidazione ossea che per alcune patologie dei tendini, il trattamento con onde d’urto può risparmiare al paziente un eventuale intervento chirurgico, e  comunque non preclude, se necessario, la possibilità di sottoporvisi.

7) Le onde d’urto possono essere associate ad altre terapie di diverso tipo?

Vero.

Il trattamento con le onde d’urto non interferisce con altri tipi di terapia eventualmente fisica che fosse opportuno associare, anche di tipo riabilitativo; anzi, la combinazione con l’esercizio riabilitativo terapeutico ed eventuali nutraceutici (i cosiddetti “integratori” alimentari), può rappresentare una strategia vincente per curare le tendinopatie.
Inoltre, il trattamento con onde d’urto può essere indicato anche in caso di dolore, edema persistente e rigidità articolare dopo intervento chirurgico, consentendo una più rapida ripresa funzionale.

8) Esiste un unico tipo di onde d’urto?

Falso.

Esistono fondamentalmente due tipi di “onde”: le onde d’urto focali extracorporee e le onde radiali (o balistiche). Queste ultime vengono generate con un meccanismo di tipo “pneumatico” ed ausilio di un compressore. Trovano interessante ambito di applicazione nel trattamento dei “trigger points” (punti dolorosi), delle contratture muscolari e delle tendinopatie.
Per entrambi i tipi di onde d’urto, nella pratica clinica, è indispensabile, prima di procedere al trattamento, un corretto inquadramento diagnostico, perizia ed esperienza nell’esecuzione e l’utilizzo di strumentazione adeguata.

9) Le onde d’urto sono pericolose perché provocano lesioni ai tessuti?

Falso.

Se correttamente applicate, con perizia, strumentazione adeguata, dopo adeguato “training” e previo corretto inquadramento diagnostico, le onde d’urto extracorporee rappresentano una metodica sicura e con pochi effetti collaterali di rilievo.
Se non correttamente applicate, possono anche provocare ematomi di una certa entità.

10) Le onde d’urto sono dolorose durante la loro applicazione?

Falso.

Il trattamento, se correttamente eseguito, con strumentazione adeguata e perizia nell’esecuzione, è generalmente ben tollerato. Nei casi di trattamento sull’osso per cui è necessario utilizzare energie maggiormente elevate è possibile eseguire un’anestesia locale per rendere più tollerabile l’applicazione.

11) Negli ultimi anni le indicazioni al trattamento con onde d’urto si sono ampliate oltre alle patologie dei tendini e dell’osso?

Vero.

La scoperta che le onde d’urto possono esercitare uno stimolo verso la rigenerazione e la riparazione dei tessuti ha ampliato l’ambito delle loro applicazioni terapeutiche anche alla Medicina Rigenerativa. Possono essere trattate con successo ferite e piaghe di difficile risoluzione, perdite di sostanza di origine post-traumatica (anche nei giorni immediatamente successivi al trauma), così come cicatrici dolorose di diversa origine.

12) Le onde d’urto sono ripetibili?

Vero.

In caso di beneficio parziale, il trattamento può essere ripetuto, in quanto prive di effetti collaterali di rilievo; la ripetizione del trattamento, laddove indicata, può generare nel tempo ulteriori benefici.

13) Le onde d’urto possono “risvegliare” temporaneamente il dolore fra un trattamento e l’altro?

Vero.

Una riacutizzazione del dolore già presente tra un ciclo di terapia e l’altro è possibile e non rappresenta un campanello d’allarme: può infatti trattarsi di una semplice reazione temporanea alla stimolazione, che attiva i processi di guarigione.

14) L’effetto delle onde d’urto è immediato?

Falso.

L’azione terapeutica delle onde d’urto è legata ad una serie di reazioni biologiche complesse, che necessitano di tempo per manifestarsi, per cui è necessario attendere anche diverse settimane per apprezzarne l’effetto benefico.