La crioablazione renale laparoscopica è, anche a lungo termine, una metodica sicura ed efficace per il trattamento di piccole neoplasie renali. Lo dimostra uno studio al quale hanno collaborato il prof. Giorgio Guazzoni, Responsabile di Urologia, e due medici dell’équipe da lui coordinata, il dott. Nicolò Buffi e il dott. Massimo Lazzeri.

 

 

Che cos’è la crioablazione renale?

La crioablazione renale è una tecnica chirurgica che consiste nella distruzione di un tumore presente nel rene tramite il congelamento delle cellule tumorali, che vengono trasformate in tessuto cicatriziale.

 

Qual è l’obiettivo dello studio sulla crioablazione renale?

Nonostante che negli ultimi anni siano stati pubblicati diversi studi su questo tema, i risultati oncologici a lungo termine sono scarsi. Lo studio, che ha comportato l’arruolamento e il monitoraggio circa 200 pazienti con un follow-up compreso fra 4 e 10 anni, ha confermato le ipotesi iniziali del prof. Guazzoni e della sua équipe, validando la sicurezza e l’efficacia oncologica di questa metodica anche nel lungo termine.

 

Quali aspetti ha messo in evidenza lo studio condotto dagli urologi di Humanitas?

Lo studio ha comportato l’arruolamento di circa 200 pazienti (monitorati per 4 e 10 anni) con età media di 66 anni e piccole masse tumorali ai reni, inferiori a 4 cm. “Abbiamo monitorato il tasso di sopravvivenza – spiega il dott. Buffi – e cercato di capire se i decessi fossero correlati a questa specifica patologia o ad altre cause, identificando il valore della mortalità da cancro (CSM, acronimo di Cancer Specific Mortality) e distinguendolo dalla mortalità per tutte le cause (ACM, all-cause mortality)”. “Abbiamo scoperto che la percentuale di sopravvivenza libera da tutte le cause di mortalità era del 95% e del 61%, rispettivamente a 5 e 10 anni. La percentuale di pazienti liberi da mortalità per tumore specifica, invece – conclude Buffi – era pari al 100%, e quindi nessun paziente era morto a causa del carcinoma renale”.