Il dottor Gianluigi Taverna spiega le recenti evoluzioni della chirurgia robotica applicata all’urologia

 

Negli ultimi tempi, sono stati fatti grandi passi avanti nel campo della chirurgia robotica: grazie al miglioramento degli strumenti, ed all’affinamento della tecnica da parte dei chirurghi abilitati all’utilizzo del robot, è possibile effettuare interventi di complessità crescente, con grande vantaggio per i pazienti in termini di invasività e di tempi di recupero dall’operazione. Ne abbiamo parlato con il dottor Gianluigi Taverna, Capo della Sezione di Chirurgia Prostatica nell’ambito dell’Urologia di Humanitas Cancer Center, che ha effettuato diverse centinaia di interventi con il robot “da Vinci”.

 

Dottor Taverna, quali tipi di intervento si possono attualmente realizzare con il robot?

 

In Humanitas abbiamo già sperimentato molti tipi di intervento: la prostatectomia radicale è una procedura ormai consolidata (ne abbiamo fatte più di 250) ed è possibile effettuarla sia combinata alla linfoadenectomia, ovvero l’asportazione dei linfonodi locoregionali (qualora lo stadio clinico della patologia prostatica lo richieda), che con tecnica “nerve sparing”, che permette il mantenimento delle terminazioni nervose allo scopo di migliorare la ripresa post operatoria della funzionalità sessuale. Anche la rimozione dei tumori renali (tumorectomia renale) è possibile in pazienti selezionati; ultimamente, poi, siamo riusciti ad effettuare un reimpianto uretrale in neovescica, un intervento piuttosto complesso in un paziente cui era stata già rimossa la vescica per un tumore e nel quale era necessario correggere la stenotizzazione di uno degli ureteri che erano stati reimpiantati.

 

Quali sono i vantaggi della chirurgia robotica rispetto a quella tradizionale?

 

A livello operatorio, grazie alla possibilità di vedere a 360° in tre dimensioni e di ingrandire a piacere il campo della visione, il robot permette una notevole precisione nel risparmiare i tessuti sani che circondano l’organo o la parte di esso che è colpita dalla malattia. Inoltre, grazie anche alle ridotte dimensioni delle incisioni (possono essere sufficienti incisioni di soli otto millimetri di diametro per permettere il passaggio dei bracci meccanici), i risultati sono molto buoni sia dal punto di vista estetico (cicatrici molto piccole) che da quello del tempo di recupero. Naturalmente, l’esperienza può variare da paziente a paziente ed il robot non può eliminare del tutto i disagi e gli effetti collaterali derivanti dai trattamenti chirurgici, ma prevedo che, in un futuro ormai prossimo, il robot potrà essere utilizzato in moltissimi interventi, non solo nei campi per i quali viene attualmente utilizzato come l’urologia e la ginecologia.