Ha vinto il Young Investigator Award della Conquer Cancer Foundation/ASCO (American Society of Clinical Oncology), la dottoressa Marina Baretti, specializzanda in oncologia di Humanitas, impegnata presso la John Hopkins University (Stati Uniti) alla ricerca di terapie efficaci per contrastare i tumori del pancreas e delle vie biliari.

La premiazione è avvenuta nel corso di del meeting annuale di ASCO, svoltosi a Chicago dall’1 al 5 giugno scorsi, durante il quale la dottoressa Baretti ha presentato lo studio clinico in corso.

L’immunoterapia in oncologia e le ricerche della dottoressa Baretti

L’utilizzo dell’immunoterapia in oncologia ha aperto nuove possibilità per diversi tipi di tumori, ma in alcuni casi questa strada non ha ancora dimostrato l’efficacia auspicata. È il caso, per esempio, del carcinoma del pancreas e di quello delle vie biliari. È dunque importante capirne la ragione e trovare la chiave per far sì che l’immunoterapia sia percorribile anche per questi tumori. Questo il tema al centro del lavoro della dottoressa Marina Baretti, che da oltre un anno si trova presso la John Hopkins University negli Stati Uniti, dove segue in particolare un lavoro di ricerca sull’efficacia dell’utilizzo in combinazione di due farmaci.

“Stiamo vivendo in una fase di grande rivoluzione in ambito oncologico grazie all’avvento dell’immunoterapia, che ha positivamente cambiato la prognosi di diversi tumori. L’immunoterapia è in grado di attivare il nostro stesso sistema immunitario contro le cellule tumorali, riconosciute come corpo estraneo e quindi distrutte. Tuttavia, si è rivelata efficace solo in alcuni tipi di tumori, quelli caratterizzati da una presenza importante di cellule infiammatorie antitumorali. Ma ce ne sono altri, come quello del pancreas o il colangiocarcinoma (neoplasia che nasce dalle vie biliari), che crescono in un microambiente tumorale che blocca il sistema immunitario e favorisce al contrario la crescita e proliferazione delle cellule malate”, ha spiegato la dottoressa Baretti.

Le ricerche della dottoressa Baretti sono finalizzate a far sì che anche in questi tumori sia utilizzabile con successo l’immunoterapia: “In laboratorio abbiamo studiato l’azione dei farmaci cosiddetti epigenetici, che agiscono modulando l’espressione del DNA delle cellule del tumore: attivano i geni necessari a bloccarne la crescita (geni soppressori tumorali) e bloccano invece i geni la cui funzione è legata alla nascita e formazione del tumore. Abbiamo così visto che i farmaci epigenetici riescono a modificare il microambiente del tumore del pancreas e delle vie biliari, rendendolo in questo modo più sensibile all’immunoterapia, che può quindi diventare efficace anche in questi tipi di neoplasie”.

Il progetto di ricerca sulla combinazione di un farmaco epigenetico e un immunoterapico

Da qualche mese è dunque partito un progetto di ricerca, seguito dalla dottoressa Baretti, sull’utilizzo della combinazione di un farmaco epigenetico (entinostat) con un farmaco immunoterapico (nivolumab) in pazienti con tumore del pancreas o con colangiocarcinoma in cui i trattamenti usuali non hanno avuto successo. Ed è con questa ricerca clinica che  la specializzanda ha vinto il Young Investigator Award della Conquer Cancer Foundation/ASCO: un premio conferito a giovani ricercatori per incoraggiare e promuovere il loro importante lavoro di ricerca.

Le parole del professor Santoro

“Il premio ottenuto dalla dottoressa Baretti è un riconoscimento molto importante per i giovani oncologi. Viene consegnato ai lavori più interessanti che vengono presentati al congresso mondiale di oncologia medica dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO). Questo riconoscimento indica non solo un impegno importante nella ricerca clinica, ma soprattutto che chi lo riceve ha saputo sviluppare in modo autonomo un progetto di ricerca di particolare interesse”, spiega il professor Armando Santoro, direttore del Cancer Center di Humanitas e docente di Humanitas University.

Il lavoro della dottoressa Baretti all’estero si inserisce nell’ambito dell’impostazione seguita da Humanitas Cancer Center nella formazione dei giovani, che svolgono periodi di perfezionamento all’estero presso strutture importanti in campo oncologico a livello mondiale: “È fondamentale far conoscere nuove modalità di lavoro agli oncologi in fase di specializzazione, inserirli in un contesto internazionale, far apprendere loro nuovi modi di affrontare l’oncologia, la ricerca, fornire l’opportunità di inserirsi nel campo internazionale dell’oncologia e ampliare i loro orizzonti. Al loro rientro in Italia potranno mantenere all’interno di Humanitas le collaborazioni avviate con le strutture dove hanno approfondito le loro conoscenze. Si tratta dunque di un percorso formativo estremamente importante: per costruire figure di oncologi del domani dobbiamo cercare di valorizzare al massimo e sempre di più le capacità ma soprattutto le potenzialità dei giovani, offrendo loro le opportunità migliori di arricchimento e di crescita della professionalità medica e scientifica”, ha concluso il prof. Santoro.