Patologie cardiovascolari: quanto conta il DNA e quanto invece lo stile di vita e l’ambiente in cui si vive? Ne ha parlato il professor Gianluigi Condorelli, Direttore del Dipartimento Cardiovascolare in Humanitas, ospite in studio a Tg2 Medicina 33.

Lo stile di vita è fondamentale nella prevenzione delle malattie cardiovascolari e come spiega il professor Condorelli, anche se sentiamo parlare di persone che in età avanzata stanno bene, pur avendo adottato uno stile di vita non salutare, dobbiamo ricordare che “Sebbene il dna conti, il concetto di fattore di rischio è un concetto di gruppo, che va slegato dall’aneddoto. Bisogna valutare quante persone che hanno il colesterolo molto alto oppure che non fanno attività fisica o che mangiano male sopravvivono rispetto a quelle che mangiano bene, altrimenti si crea confusione”.

Predisposizione genetica e stile di vita

Per fortuna in presenza di un genitore che soffre o ha sofferto di malattie cardiovascolari non bisogna preoccuparsi, ma “è comunque importante controllarsi e adottare uno stile di vita appropriato perché la predisposizione genetica gioca un ruolo, ma le malattie cardiovascolari sono prevedibili e prevenibili. Pertanto se un genitore ha avuto un accidente cardiovascolare occorre fare maggior attenzione allo stile di vita”, ha precisato lo specialista.

Il professor Condorelli ha poi riportato l’esempio dell’isola di Okinawa in Giappone, un’isola in cui la percentuale di centenari è molto alta. L’apertura delle basi militari americane sull’isola ha portato con sè anche abitudini alimentari occidentali, come per esempio i fast food, e i figli dei centenari hanno iniziato a sviluppare infarto del miocardio all’età di 50 anni. Un esempio di come senza uno stile di vita sano, i “geni buoni”, da soli, non prevengono le malattie cardiovascolari.

“Le malattie cardiovascolari sono multigenetiche, dove i singoli geni contribuiscono per poco, ma lo stile di vita è molto importante perché può garantire contro lo sviluppo di accidenti cardiovascolari, anche in presenza di geni che predispongono allo sviluppo delle stesse”, ha raccomandato il professore.

Guarda l’intervista al professor Condorelli, dal minuto 03:44: clicca qui.

 

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