In occasione dei Giorni della Ricerca di AIRC, Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, il professor Arturo Chiti, Responsabile di PET e Medicina nucleare in Humanitas, è intervenuto a Uno Mattina su RaiUno e ha spiegato come grazie all’avanzare della tecnologia sia oggi possibile individuare tumori sempre più precocemente, tumori che prima erano invisibili ai nostri occhi.

Una di queste tecniche è l’analisi di tessitura: “L’analisi di tessitura è una particolare tecnica che si consente, utilizzando delle modalità di estrazione delle informazioni che si basano su metodi statistici, di ricavare dalle immagini diagnostiche che utilizziamo quotidianamente per lo studio delle neoplasie, delle informazioni ulteriori che possano poi essere messe in correlazione con le caratteristiche biologiche dei tumori e con le peculiarità di ogni paziente.

Attualmente facciamo valutazioni qualitative delle immagini e meno quantificazione, con queste nuove tecniche invece riusciamo a estrarre informazioni non visibili a occhio nudo”, spiega il prof. Chiti.

La radiomica e la radiogenomica

“In analogia con altre discipline che conosciamo come la genomica e la trascrittomica, negli ultimi anni abbiamo iniziato a studiare la radiomica, con l’obiettivo di correlare i risultati di queste analisi avanzate delle immagini con gli endpoint che vengono utilizzati in oncologia (come l’intervallo libero da malattia e la sopravvivenza globale), e dunque di poter ricavare delle informazioni ulteriori che possano essere correlate con l’efficacia delle terapie cui il paziente è sottoposto.

La radiogenomica invece, oltre a questa valutazione con l’analisi avanzata delle immagini di tessitura, inserisce la correlazione dei dati ricavati dalle immagini con le caratteristiche genetiche dei tumori”, ha sottolineato lo specialista.

Lo studio del professor Chiti

“Grazie al contributo di AIRC stiamo portando avanti uno studio che punta a valutare le caratteristiche estratte dalle immagini FDG PET e TAC in pazienti affetti da tumore del polmone, e correlarle con le caratteristiche genetiche e classificatorie dei pazienti stessi. Questo ci permette di fare una sorta di biopsia per immagini, identificando delle caratteristiche che poi possano guidare la terapia più adatta per il singolo paziente”, ha concluso il professore.

Guarda l’intervista al prof. Chiti, dal minuto 00.51.24