I sintomi legati alla sindrome dell’intestino irritabile possono variare da paziente a paziente. Per contrastare la sintomatologia legata a questa condizione è bene prestare attenzione all’alimentazione, limitando il consumo di cibi contenenti i cosiddetti Fodmap.

Ne ha parlato il professor Silvio Danese, Responsabile del Centro Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali di Humanitas, ospite in studio a “Il mio medico” su Tv2000.

“L’intestino irritabile è una malattia funzionale, è dovuta infatti a un’alterazione della funzione del colon e del piccolo intestino e non a un problema di tipo organico. I sintomi variano molto a seconda dei pazienti: possono aversi sintomi addominali come diarrea, stipsi e gonfiore, ma anche disturbi più generali, come stanchezza, spossatezza e mal di testa.

Per la diagnosi di intestino irritabile è sufficiente una visita specialistica, in cui il medico ascolterà la storia del paziente e procederà a esame obiettivo; eventuali altri esami servono per escludere altre patologie”, spiega il prof. Danese.

Alimenti sì e alimenti no

“Per quanto riguarda l’alimentazione non esiste una regola fissa, ogni paziente ha una propria tolleranza individuale ai diversi alimenti. Da qualche tempo sono stati individuati i cosiddetti Fodmap, una serie di alimenti contenenti tanti piccoli zuccheri che il nostro intestino fatica a digerire. Ne sono un esempio latte e derivati (per la presenza di lattosio), pasta, biscotti, legumi, segale e grano.

Via libera, per esempio, a uva, carote, agrumi, pomodoro, lattuga e formaggi stagionati.

È però fondamentale capire a livello personale quali alimenti contribuiscono alla persistenza dei sintomi e quali invece sono di aiuto. Occorre poi tenere presente qual è la dose personale di tolleranza, per sapere fin dove ci si può spingere regolarsi così nella quotidianità”, precisa il professore.

Un intestino in salute

“In generale è consigliabile bere tanta acqua (circa due litri al giorno), svolgere regolare attività fisica, camminare almeno mezz’ora al giorno, per esempio, aiuta la motilità intestinale. Anche le fibre aiutano la ginnastica dell’intestino.

Gioca un ruolo anche la vitamina D, che svolge attività antinfiammatoria e anticancro; si è inoltre visto che i pazienti che hanno più bassi livelli di vitamina D sono più a rischio di sviluppare i sintomi del colon irritabile o della vera colite infiammatoria. Per assicurare all’organismo la vitamina D è sufficiente esporsi al sole 20 minuti al giorno e consumare gli alimenti che la contengono come pesce, latte e uova”, conclude il prof. Danese.

Guarda l’intervista al professor Silvio Danese e il servizio girato in Humanitas: