Tumore della vescica, la resezione en bloc garantisce maggiore radicalità oncologica e minor rischio di recidive. Lo dimostra uno studio condotto dall’équipe del prof. Giorgio Guazzoni, Responsabile di Urologia di Humanitas, e presentato dal dott. Rodolfo Hurle durante il prestigioso meeting annuale dell’American Urological Association, tenutosi dal 6 al 10 maggio a San Diego. Al congresso AUA erano presenti, in qualità di docenti e relatori, anche il dottor Massimo Lazzeri e il dottor Giovanni Lughezzani.

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Cosa prevede la resezione en bloc?

“La resezione en bloc consiste nell’asportazione del tumore della vescica in un’unica fase. Lo studio – spiega il dott. Hurle – ha evidenziato che questa metodica, rispetto al trattamento tradizionale che prevede un’asportazione progressiva, garantisce maggiore radicalità oncologica e, conseguentemente, minor rischio di recidive. Queste le conclusioni tratte dal primo trial che ha comportato l’arruolamento di 74 pazienti”. Il secondo step prevede uno studio comparativo e a più ampio raggio sui pazienti operati con resezione en bloc e sottoposti a resezione standard. “Questo confronto – conclude il dott. Hurle – fornirà ulteriori indicazioni sui benefici dell’una o dell’altra metodica”.

 

La sorveglianza attiva per il tumore della vescica

In un recente studio pubblicato sul British Journal of Urology International il dott. Hurle ha descritto l’efficacia della sorveglianza attiva per il tumore della vescica, un’alternativa alla chirurgia endoscopica in pazienti con tumori recidivanti di basso grado.

Il carcinoma della vescica, infatti, presenta un alto tasso di recidiva e la sorveglianza attiva consente di evitare la chirurgia a pazienti spesso anziani e dunque particolarmente fragili. La sorveglianza attiva prevede controlli regolari e frequenti e non si interviene chirurgicamente se la patologia non progredisce o resta asintomatica.