Si è svolto dall’11 al 15 marzo in Germania, a Monaco, l’annuale Congresso dell’Associazione Europea di Urologia. Il dottor Massimo Lazzeri, urologo dell’équipe del prof. Giorgio Guazzoni, ha moderato la sessione “Advances in prostate cancer biomarker research”, dedicata agli sviluppi legati all’individuazione di nuovi marcatori utili per la diagnosi e per la prognosi del carcinoma prostatico, una patologia che continua a essere uno dei temi cardine del prestigioso Congresso. In una video-intervista recentemente pubblicata sul portale Curarelacistite, il dott. Lazzeri ha riepilogato i temi affrontati al convegno, che è stata anche l’occasione per fare il punto sul trattamento dei problemi funzionali della vescica.

Quali sono stati i temi al centro del Congresso EAU 2016?

“Il carcinoma prostatico continua a essere al centro del Congresso, ma in questa edizione abbiamo concentrato molta della nostra attenzione sul trattamento dei problemi vescicali. Abbiamo affrontato tre argomenti decisamente attuali e importanti, soprattutto per la popolazione femminile: le cistiti acute e ricorrenti, il dolore pelvico – patologia certamente meno nota al grande pubblico ma che impatta in maniera significativa sulla qualità di vita delle pazienti – e le procedure e le terapie legate al supporto della funzione vescicale nei pazienti oncologici in cura con radioterapia e chemioterapia“.

 

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Qual è stato il focus dell’intervento del dott. Lazzeri?

Il congresso di Monaco è stata l’occasione per fare il punto sui più recenti sviluppi legati all’individuazione di nuovi marcatori utili per la diagnosi e per la prognosi della patologia neoplastica. Il dott. Lazzeri è stato relatore dell’intervento: “Advances in prostate cancer biomarker research”, dedicato agli sviluppi legati all’individuazione di nuovi marcatori utili per la diagnosi e per la prognosi del carcinoma prostatico. Uno studio condotto in Humanitas ha evidenziato che il PHI (Prostate Health Index), caratterizzato da maggiore precisione rispetto al PSA, è in grado di predire il rischio di recidive in pazienti già sottoposti a prostatectomia. “Rispetto ai marcatori del sangue – spiega il dott. Lazzeri – i marcatori genetici rappresenterebbero un’ulteriore evoluzione verso una maggiore accuratezza diagnostica, fondamentale per impostare terapie sempre più precise”.