Chirurgia robotica, una nuova tecnologia che si avvale dell’ausilio del robot permette la mappatura completa della circolazione linfatica delle donne a cui sia stato diagnosticato un tumore della cervice uterina (collo dell’utero) o dell’endometrio, con notevoli vantaggi in termini di invasività e precisione. Ne abbiamo parlato con il dottor Gabriele Siesto, ginecologo di Humanitas Cancer Center.

robot da vinci

“Il vantaggio di questa tecnologia, che si integra perfettamente al robot attualmente utilizzato presso il nostro centro, è la netta riduzione dell’invasività della chirurgia”. “Grazie ad essa – aggiunge il dott. Siesto – è possibile studiare e curare in modo adeguato la paziente ed evitare estese linfoadenectomie (rimozioni di linfonodi) quando non siano necessarie, senza perdere in accuratezza diagnostica e sicurezza oncologica”. “Inoltre – spiega il dott. Siesto – l’invasività minima della procedura permette un indubbio vantaggio in termini riabilitativi e funzionali che si traducono in una migliore qualità di vita”.

“All’inizio dell’intervento – aggiunge il dott. Siesto – viene iniettato un tracciante fluorescente che migra attraverso i vasi linfatici dell’utero. La telecamera posta sull’endoscopio del robot permette di identificare questi dotti fluorescenti consentendo al chirurgo di seguirli sino all’ingresso nei linfonodi sentinella, ovvero le prime stazioni linfonodali che più probabilmente possono essere bersaglio delle cellule tumorali. Questa tecnica innovativa può essere applicata con sicurezza e senza particolari controindicazioni, nella maggior parte di quei casi di tumori dell’endometrio e della cervice uterina che sono trattabili dal punto di vista chirurgico. Sebbene si tratti ancora di un protocollo in fase di validazione, vi è una sempre maggiore consapevolezza a livello Internazionale che questa metodica potrebbe diventare presto un nuovo standard di cura. In futuro inoltre sarà forse possibile estendere questi vantaggi, attraverso traccianti diversi, anche alla mappatura di nervi ed endometriosi, per rendere ancora meno invasivo l’intervento robotico”.