L’obesità sta assumendo di anno in anno dimensioni sempre più preoccupanti, con oltre 5 milioni di persone colpite. L’allarme riguarda anche i bambini, specie quelli di età compresa tra i 6 e i 9 anni, con una percentuale in crescita del 2,5 % ogni cinque anni. Ne ha parlato il dott. Giuseppe Marinari, Responsabile di Chirurgia Bariatrica di Humanitas, in una recente intervista pubblicata su “La Gazzetta dello Sport”.

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Obesità e ipertensione, quale rapporto?

Una ricerca condotta dal Tel Aviv Medical Center (Israele) ha evidenziato la correlazione tra l’aumento dell’indice di massa corporea e il rialzo dei valori medi della pressione sanguigna, sia massima (sistolica) che minima (diasistolica). In particolare, l’eccessivo sovrappeso in età adolescenziale aumenta il rischio di malattie cardiovascolari e altre comorbidità (patologie associate all’eccessivo peso corporeo), che con un’alta percentuale di probabilità conserveranno durante l’età adulta: “I giovani obesi – ha spiegato il dott. Marinari – sono molto più malati di quanto ci si aspetterebbe, con una evidente diminuzione dell’attesa di vita, proprio per la maggiore incidenza di malattie cardiovascolari e di alcuni tipi di neoplasie”.

Obesità, perché la prevenzione è importante?

Stile di vita e abitudini alimentari scorrette: sono queste le maggiori cause del sovrappeso infantile. Saltare la colazione, consumare una merenda eccessivamente calorica, mangiare poca frutta e verdura e bere bevande gassate. Si aggiungano la sedentarietà dei bambini e – spiega il dott. Marinari – il fatto che non c’è abbastanza attenzione al controllo dell’alimentazione in gravidanza che finisce per super-alimentare il bambino, condizionandone il peso futuro. “L’esercizio fisico – continua Marinari – se inserito in un programma ben congeniato e abbinato a un corretto regime alimentare, può risolvere buona parte dei problemi causati dalla sedentarietà e dall’eccessivo peso corporeo”. Meglio prediligere le attività aerobiche (con sport che non affatichino eccessivamente le ginocchia, come il nuoto), e un impegno iniziale di una trentina di minuti da aumentare progressivamente fino all’ora.

Leggi l’intervista completa al dott. Marinari sul sito de La Gazzetta dello Sport.