Quando non è più possibile evitare il trattamento, è bene che il paziente entri in contatto con il centro di riferimento.

dialisiIl nefrologo adotta tutte le misure necessarie, dal punto di vista sia farmacologico sia dello stile di vita, per rallentare la degenerazione della funzione renale. Quando però le condizioni peggiorano e la malattia si avvicina allo stadio in cui è necessaria la depurazione artificiale, è molto importante che il paziente cominci fin da subito ad entrare in contatto con il centro di riferimento. “Una delle situazioni più difficili per un Centro Dialisi – osserva il professor Graziani – si verifica quando il malato arriva al pronto soccorso di un ospedale perché presenta una serie di disturbi gravi e gli esami mostrano un’insufficienza renale cronica avanzata, di cui il paziente non era a conoscenza, per cui necessita di dialisi urgente. Questo evento ‘imprevisto’ provoca un grave disagio clinico-psicologico al malato e altrettanta difficoltà organizzativa per il Centro. In alternativa, se un paziente è cosciente della propria condizione, è già seguito dallo specialista e si avvicina con il giusto anticipo all’équipe del centro dialisi ha tutto il tempo di prepararsi sul piano clinico, logistico e psicologico alla terapia dialitica, che fortunatamente oggi è ben tollerata e sempre più efficace.

Quando ho visto nascere la dialisi a metà degli anni ’60, la seduta durava 12 ore ed era ad alto rischio di complicanze gravi con elevatissima mortalità. Oggi i tempi si sono ridotti a meno di 4 ore, le macchine da dialisi molto più perfezionate e la terapia è diventata completamente indolore. La tecnologia, ad esempio, ci ha permesso di concentrare in 1.5-2 metri quadrati la superficie di scambio tra il sangue e la soluzione depurante, distribuita in fasci di 25 mila capillari sintetici, raccolti in un cilindro che occupa lo spazio di un tubo di palline da tennis”. Inoltre oggi disponiamo di una serie di farmaci di recente sintesi che aprono nuove e promettenti prospettive per il malato renale.

Emodialisi e dialisi peritoneale
Esistono sostanzialmente due sistemi di dialisi. Nell’emodialisi, che nel 99% dei casi viene effettuata negli ospedali o nei centri specializzati, il sangue viene filtrato da un apposito dispositivo e quindi reinfuso. Il ciclo dura circa 4 ore e deve essere ripetuto un giorno sì e uno no. Solo una percentuale minima di persone è in grado di allestire questo sistema presso la propria abitazione, sia per la complessità della procedura sia per i relativi costi. L’altro tipo di dialisi è quella peritoneale, che il paziente può effettuare a casa e che consiste nell’immettere più volte al giorno del liquido nella cavità peritoneale attraverso un piccolo tubicino. In questo modo il filtraggio delle sostanze tossiche avviene grazie al peritoneo, la sottile membrana che contiene i visceri addominali. Il liquido viene estratto dopo un certo numero di ore, assieme alle tossine che ha raccolto dall’organismo.

Spiega il dottor Salvatore Badalamenti, responsabile della Dialisi di Humanitas:”Tecniche come la dialisi peritoneale o l’emodialisi domestica possono essere applicate solo ai pazienti in buone condizioni di salute o in età non troppo avanzata, perché richiedono una buona tolleranza della procedura oltre che una certa manualità e attenzione. L’emodialisi ospedaliera, invece, oggi viene tranquillamente effettuata sulla maggioranza dei pazienti, di qualunque età, a patto che non soffrano di forme neoplastiche avanzate. Inoltre grazie alle membrane utilizzate nel processo, il paziente viene depurato in maniera più completa ed efficace. In questo modo migliorano le condizioni generali dell’organismo e le prospettive di sopravvivenza.
Il dializzato è il paziente cronico per eccellenza. Per lui la terapia è un momento fondamentale che regola e scandisce la sua esistenza. Per questo è essenziale che impari a convivere e a conoscere il proprio corpo e i suoi nuovi limiti. Ed è altrettanto importante che anche il medico impari a considerare il malato non solo in base ai suoi dati clinici, ma in tutti gli aspetti della sua esistenza, dedicando quindi del tempo ad ascoltarlo e creando con lui l’intesa necessaria ad affrontare al meglio le cure”.

Comfort e high-tech: i punti di forza della nuova dialisi
Con le sue 30 postazioni, il nuovo centro dialisi di Humanitas è attualmente uno dei più grandi della Lombardia. La struttura, aperta lo scorso ottobre, è passata dai precedenti 200 metri quadri agli attuali oltre 600. Comprende, oltre alle aree di accesso e agli spogliatoi, una piccola sala operatoria, la sala di dialisi peritoneale e la sala di emodialisi, oltre ad un’area per la messa a punto dei nuovi reni artificiali e per la riparazione di quelli esistenti. Si tratta di uno dei pochi centri dotati di un impianto idraulico che porta l’acqua per i reni artificiali, interamente in acciaio.

“Attualmente il centro conta circa cento pazienti e il loro numero è in costante crescita – afferma il responsabile, il dottor Salvatore Badalamenti -. La nostra attività si svolge su tre turni nei giorni di lunedì, mercoledì e venerdì. E su due turni il martedì, il giovedì e sabato. Questo implica che, a pieno regime, potremo assistere circa 150 pazienti. Il turno serale, in particolare, consente anche a chi lavora di effettuare la dialisi senza interferire con le attività professionali. Il centro è all’avanguardia con tutte le tecnologie e le facilities più avanzate. Da quelle dedicate al comfort del paziente, come un televisore per ciascuna postazione, ai sistemi più sofisticati di monitoraggio: tutti i letti, ad esempio, integrano apposite bilance per il controllo del peso del paziente e, quindi, dei liquidi eliminati”.

Di Carlo Falciola

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