“Extended IgE profile based on an allergen macroarray: a novel tool for precision medicine in allergy diagnosis”: questo il titolo dello studio pubblicato sul World Allergy Organization Journal, che vede come primo autore il professor Enrico Heffler, specialista del Centro di medicina personalizzata: Asma e allergologia di Humanitas e docente di Humanitas University.

Come ci spiega proprio il prof. Heffler: “Si tratta del primo articolo scientifico pubblicato su un nuovo test (chiamato Allergy Explorer – ALEX) di diagnostica molecolare nel campo dell’allergologia, capace di misurare il grado di sensibilizzazione allergica a 282 componenti contemporaneamente”.

Allo studio hanno preso parte anche altri specialisti di Humanitas: la dottoressa Francesca Puggioni, specialista del Centro di medicina personalizzata: Asma e allergologia, il professor Giovanni Melioli, Responsabile diagnostica molecolare allergologica e il professor Giorgio Walter Canonica, Responsabile del Centro di Medicina Personalizzata: Asma e allergologia.

Allergia: il percorso diagnostico

“I test di primo livello in ambito allergologico sono i test cutanei. Questi però, in alcuni casi, non sono in grado di identificare quale sia l’allergene principale responsabile della reazione allergica; ciò si verifica per via del fenomeno della multisensibilizzazione: molti pazienti, infatti, hanno prove allergometriche cutanee positive per molti allergeni e si pone dunque il problema di comprendere quali siano clinicamente rilevanti, ovvero correlati all’insorgenza dei sintomi, e quali invece siano trascurabili.

In casi dubbi o complicati, si procede quindi ai test di secondo livello: sono test effettuati sul siero del paziente, e che misurano i livelli ematici delle IgE (immunoglobuline E, la classe di anticorpi coinvolta nelle reazioni allergiche) verso un’intera fonte allergica, come per esempio i pollini o gli acari. Se però i risultati sono positivi, abbiamo sì individuato la fonte allergica, ma non la proteina allergenica specifica implicata. Alcune proteine (“allergeni”) sono infatti tipiche della fonte allergenica, mentre altre invece sono condivise con altre fonti. Questo pone la necessità di comprendere, ai fini della diagnosi, quali reattività siano genuine e quali invece siano ascrivibili al fenomeno della cosiddetta cross-reattività”, ha precisato il prof. Heffler.

ALEX: il nuovo test per la diagnosi molecolare respiratoria e alimentare

“La messa a punto di un nuovo test per la diagnostica molecolare chiamato Allergy Explorer – ALEX, rappresenta un punto di svolta. Il test è infatti in grado di misurare 282 componenti contemporaneamente, di cui 125 sono singole proteine; con un unico prelievo di sangue quindi abbiamo a oggi il più ampio risultato possibile in termini di componenti allergeniche valutate.

Nello studio pubblicato sul World Allergy Organization Journal abbiamo verificato che i risultati del test sono ripetibili, correlabili a quelli ottenuti con altri test sierici e dunque attendibili. In un’ottica di medicina di precisione, questo test è perfetto in ambito allergologico, perché è capace di individuare la vera causa della reazione allergica e scegliere la terapia più appropriata, per esempio in caso di immunoterapia.

Questo test si rivela prezioso anche per quanto riguarda il rapporto tra allergia ai pollini e alimenti, considerato che determinate proteine sono contenute in diverse fonti del mondo vegetale. Alcune proteine infatti – se ingerite – sono responsabili dello scatenarsi dei sintomi tipici delle allergie alimentari, mentre altre determinano la comparsa di sintomi lievi.

Anche in questo caso, sapere a quali proteine il paziente è allergico ci permette di stratificare il rischio della gravità dell’allergia e di fornire al paziente indicazioni più precise in termini di consumi alimentari, suggerendo quali alimenti può mangiare senza problemi e a quali invece deve prestare attenzione perché la loro ingestione potrebbe determinare una reazione allergica e di che entità”, ha sottolineato il prof. Heffler.

La sperimentazione grazie all’Intelligenza Artificiale

“A questo test stiamo infine associando un sistema di Intelligenza Artificiale, che sarà in grado di unire i dati raccolti dal test con quelli clinici inseriti dal medico. Grazie a questa unione sarà possibile ottenere conclusioni clinicamente più probabili e aderenti al profilo del singolo paziente. L’Intelligenza Artificiale potrebbe dunque aiutare lo specialista a interpretare i dati del test stesso alla luce però del singolo caso clinico: un ulteriore passo nell’ottica della medicina personalizzata”, ha concluso il prof. Heffler.

 

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