Parigi ha ospitato dall’11 al 15 aprile scorsi, il meeting annuale della European Association for the Study of the Liver (EASL); un evento a cui hanno preso parte circa 10.000 persone da tutto il mondo e a cui hanno partecipato anche diversi specialisti di Humanitas.

La dottoressa Ana Lleo De Nalda, specialista in Epatologia in Humanitas, ha presentato i risultati di uno studio multicentrico italiano coordinato proprio da Humanitas e che ha coinvolto dieci centri di riferimento italiani nel trattamento di pazienti con epatite C.

Gli obiettivi dello studio

“Nello studio sono stati arruolati circa 2000 pazienti con cirrosi epatica, trattati con antivirali diretti nel corso del 2015. I pazienti sono stati seguiti per due anni con l’obiettivo di monitorare gli effetti della terapia con i nuovi farmaci antivirali disponibili (immessi nel mercato di recente, negli anni 2012-1013) e verificare se i nuovi farmaci portassero con sé un rischio aumentato di insorgenza di tumore al fegato. A tal fine sono stati arruolati nel protocollo anche pazienti con cirrosi e una storia di pregresso tumore del fegato già trattato

La cirrosi epatica rappresenta infatti già di per sé un fattore di rischio per questo tipo di tumore e alcuni ricercatori avevano avanzato l’ipotesi che i nuovi farmaci potessero incrementare questa probabilità più del previsto”, ha spiegato la dottoressa.

I risultati dello studio e la sua rilevanza in ambito scientifico

“Il nostro studio ha dimostrato che la terapia con i nuovi farmaci non espone i pazienti a un aumentato rischio di tumore al fegato, ma è anzi emerso che nei pazienti in cui la terapia è efficace e che riescono così a eliminare il virus, la probabilità di insorgenza di tumore al fegato in futuro è minore. Questo dato si conferma sia per i pazienti con una precedente storia di tumore sia per quelli senza.

Siamo inoltre riusciti dimostrare che i pazienti che presentano una malattia più avanzata con segni di ipertensione portale, come per esempio le varici esofagee, hanno un maggior rischio d’insorgenza del tumore epatico; identificare questi pazienti è dunque importante perché richiedono una sorveglianza più elevata. Possiamo così predisporre per loro un follow up personalizzato con controlli più serrati che permettano di tenere monitorata la situazione da vicino. Questa stratificazione del rischio di ciascun paziente è fondamentale: se il tumore del fegato infatti viene riscontrato in fase iniziale è curabile in maniera efficace”, ha sottolineato la specialista.

Questo studio si è rivelato particolarmente importante per l’alto numero di pazienti coinvolti, per i risultati raggiunti e per i passi avanti compiuti in un’ottica di medicina personalizzata. Lo studio è stato presentato in plenaria proprio dalla dottoressa Ana Lleo De Nalda ed è stato segnalato tra le migliori presentazioni del Congresso.

Il Gruppo Epato-Oncologico

Nel corso di EASL sono stati inoltre presentati due abstract dedicati all’epatocarcinoma e al colangiocarcinoma, frutto di un lavoro trasversale in Humanitas che il coinvolge tutto il Gruppo Epato-Oncologico e vede la collaborazione tra l’unità operativa di Chirurgia generale ed epatobiliare, diretta dal professor Guido Torzilli, il Laboratorio di Immunopatologia Epatobiliare, l’unità di Epatologia, l’Oncologia Clinica e l’Anatomia Patologica diretta dal Prof. Roncalli.