Il professor Raffaello Furlan, Professore Ordinario di Medicina Interna di Humanitas University, è intervenuto mercoledì 18 aprile presso il Senato Accademico dell’Università degli Studi di Milano, in occasione della presentazione di Cells, l’installazione realizzata dall’architetto Filippo Taidelli e presente in Statale fino al 28 aprile.

L’installazione, dedicata all’evoluzione che sta investendo il mondo della sanità anche grazie all’innovazione tecnologica, vuole rappresentare e far vivere in prima persona la nuova modalità di fruizione degli ospedali.

Proprio sull’ospedale del futuro si è concentrato il discorso del professor Furlan.

 ph. Andrea Martiradonna

L’ospedale del futuro

“I principi di universalità delle cure e di conseguenza di sostenibilità economica della sanità obbligano a una revisione profonda degli aspetti strutturali e organizzativi dell’ospedale.

È verosimile che l’ospedale del futuro sarà più piccolo, caratterizzato da spazi più ridotti ma da un ambiente capace di riflettere anche nelle scelte architettoniche e ambientali, i principi di una medicina sempre più personalizzata che vede l’uomo al centro. Così come la scelta di un farmaco sarà indirizzata anche dal profilo genico del paziente, allo stesso modo la realtà ambientale intraospedaliera dovrà essere misurata sulle esigenze del singolo individuo”, ha spiegato il professore.

 

ph. Andrea Martiradonna

Ricoveri brevi per stabilizzare la fase acuta

“L’ospedale sarà verosimilmente attrezzato per un’alta intensità di cure (tecnologia diagnostica d’avanguardia, monitoraggio poliparametrico continuo, rapporto ottimale infermiere/pazienti e medico/pazienti), per il ricovero di pazienti con malattie acute e per brevissimo tempo.  L’obiettivo principale infatti sarà stabilizzare la fase acuta della malattia e non guarire la patologia, un processo che richiede troppo tempo e un setting differente.

Si può immaginare che il processo di guarigione verrà demandato all’ospedale-casa dove si concluderà. A casa e nella vita quotidiana (per esempio al lavoro) il cittadino, potenziale o già paziente, potrà “vestire” sensori che monitorano in continuazione i suoi parametri fisiologici, come per esempio la frequenza cardiaca, quella respiratoria, la pressione arteriosa, la temperatura cutanea, la posizione del corpo (seduto, sdraiato o in piedi), fornendo in tempo reale al medico informazioni sul suo stato di benessere o di malattia”.

L’aiuto degli algoritmi

“Questo genererà una mole enorme di informazioni che verranno inviate a un hub di gestione. Sarà necessaria a questo punto una pre-analisi automatica dei dati stessi perché il medico possa fornire suggerimenti efficaci al paziente. Questo potrà avvenire solo con l’ausilio di algoritmi intelligenti, in grado cioè di adattarsi, di “imparare” e fornire risposte “non lineari” rispetto al problema, come avviene per la mente umana.

Se l’uomo rimarrà al centro della nostra visione, tali algoritmi saranno di aiuto e non in competizione con l’essere umano perché potranno facilitare il raggiungimento di una medicina personalizzata. Si pensi per esempio ai procedimenti di stratificazione del rischio che vengono utilizzati in Pronto Soccorso dal medico per decidere se ricoverare o dimettere un paziente. Grazie ad algoritmi intelligenti, in grado di processare enormi quantità di informazioni cliniche, sarà possibile estrarre un numero significativo di individui, di cui già conosciamo la prognosi, che siano identici o analoghi al nostro paziente. Potremo quindi predire in modo individualizzato la prognosi, senza la necessità come avviene tutt’ora, di ricorrere a confronti con gruppi di popolazione che rappresentano solo in parte l’unicità del paziente”, ha spiegato il prof. Furlan.

Interfaccia uomo-macchina: il caso di Humanitas Cognitive Tutor

“L’apprendimento attraverso casi clinici virtuali rappresenta una modalità didattica importante attraverso la quale gli studenti di medicina iniziano a confrontarsi con la complessità del percorso diagnostico e delle scelte terapeutiche, prima di giungere al letto del paziente.

Un tutor intelligente, un software cioè basato su algoritmi di intelligenza artificiale, simula il processo decisionale del medico indirizzando lo studente di medicina verso la diagnosi corretta. Un tutor intelligente è caratterizzato da due aspetti principali: è in grado di analizzare il linguaggio naturale ed è capace di fornire allo studente feedback sul suo stato delle conoscenze, confrontandolo con quello di una popolazione di controllo e suggerendo esercizi ad hoc che possano colmare eventuali lacune.

Ne è un esempio Humanitas Cognitive Tutor, un software intelligente messo a punto mediante una collaborazione tra IBM Italia e Humanitas University”, ha concluso il professore.