“Terapie endocrine: il punto di vista del reumatologo”: questo il titolo dell’intervento della professoressa Bianca Marasini, senior consultant in Reumatologia e Immunologia clinica in Humanitas, nel corso di Mamazone 2017, la settima edizione di “Paziente diplomata”, una giornata dedicata alle donne con e senza tumore al seno, organizzata da Humanitas lo scorso 14 ottobre.

“Una paziente con tumore al seno sottoposta a terapia ormonale può essere indirizzata al reumatologo in caso di osteoporosi o di dolori articolari; in presenza di questi due fattori si parla di sindrome da inibitori dell’aromatasi.

I dolori colpiscono il 20-50% delle pazienti, variano da donna a donna, più spesso sono simmetrici (alle mani, ai polsi, alle ginocchia) e compaiono da 2 a 10 mesi dall’inizio delle terapie. La causa alla base dei dolori sembra essere mutifattoriale, ma gioca un ruolo di primo piano il calo degli estrogeni: sembra infatti che bassi livelli di questi ormoni possano favorire uno stato infiammatorio a livello articolare”, ha spiegato la specialista.

Cosa fare in presenza di questi dolori?

“Una delle soluzioni è cambiare il composto dell’inibitore dell’aromatasi oppure ricorrere a terapia farmacologica o non farmacologica; è importante poi che il reumatologo spieghi al paziente a cosa è dovuto il dolore e quali prospettive ci sono nel suo controllo.

L’approccio farmacologico deve essere sequenziale e adattarsi all’intensità del dolore, questa viene quantificata con apposite scale di valutazione. I farmaci cui si può ricorrere sono i FANS, gli analgesici, i cortisonici e la vitamina D. I FANS svolgono attività analgesica e antinfiammatoria, la risposta a questi farmaci è però individuale e varia da paziente a paziente, così come diversi sono gli affetti avversi. Gli analgesici invece agiscono sul dolore ma non sull’infiammazione e la scelta del farmaco varia in base all’entità del dolore (dolore lieve, farmaci non oppioidi; dolore moderato, oppioidi deboli; dolore intenso, oppioidi maggiori). I cortisonici vanno prescritti con attenzione, anche per gli effetti collaterali a lungo termine. La vitamina D infine, è di certo importante per le ossa, ma i risultati in merito ai suoi effetti sul dolore sono contrastanti.

Rientrano nella terapia non farmacologica l’esercizio fisico, l’agopuntura e le tecniche di rilassamento. L’attività fisica è certamente importante, anche perché secondo alcuni studi libera citochine antinfiammatorie con conseguente riduzione del dolore. Raccomandiamo almeno 150 minuti di attività fisica a settimana e consigliamo, per esempio, di camminare a passo veloce. Abbiamo poi risultati incoraggianti sull’agopuntura, ma non siamo in possesso di dati certi e dunque occorreranno nuovi studi. Stesso discorso per le tecniche di rilassamento”, ha precisato la professoressa.

Cosa fare in caso di osteoporosi?

“La terapia con inibitori dell’aromatasi espone le donne ad aumentato riassorbimento osseo e perdita ossea. L’osteoporosi è caratterizzata da una modifica alla struttura dell’osso con conseguente fragilità e maggior rischio di fratture; le più frequenti sono quelle a carico della colonna, del femore e del polso. L’80% delle fratture nei pazienti con osteoporosi derivano da traumi minori come rifare il letto, prendere in braccio un bambino, portare le borse della spesa, e vengono chiamate fratture da fragilità o fratture da stress.

In questi pazienti è fondamentale migliorare la qualità dell’osso, evitando le fratture e impedendo fratture successive alla prima. Si è visto, per esempio, che in presenza di una frattura vertebrale vi è un rischio maggiore di fratture vertebrali successive. È importante, accanto alla terapia, curare lo stile di vita dedicandosi a una regolare attività fisica (utilissimo è camminare), prevenendo il rischio di cadute ed evitando movimenti scorretti, soprattutto a carico della colonna”, ha raccomandato la specialista.

La professoressa Marasini ha poi spiegato i farmaci a cui si può ricorrere per trattare l’osteoporosi, ha illustrato quando occorre iniziare la terapia e ha parlato del ruolo del calcio e della vitamina D.

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