Quelli a carico dell’articolazione del ginocchio e della spalla sono gli infortuni più comuni sulle piste da sci, ma anche traumi a mani e polsi, al collo e alla schiena sono frequenti negli sciatori.

Ne parliamo con il dottor Davide Marchettini, traumatologo di Humanitas, medico collaboratore della Federazione Italiana di Sport Invernali, al seguito delle squadre femminili di slalom gigante e slalom speciale della Coppa del mondo di sci alpino.

Distorsione al ginocchio e rottura dei legamenti

Il ginocchio subisce le sollecitazioni maggiori mentre si scia, in particolare in torsione, come spiega il dottor Marchettini infatti: “Il piede e la caviglia sono bloccati e protetti all’interno degli scarponi e i movimenti che si eseguono sciando determinano una serie di importanti sollecitazioni al ginocchio. Questa articolazione diventa così il fulcro sul quale si scarica la maggior parte dell’energia. L’infortunio più frequente è la distorsione”.

Nei casi più gravi la distorsione può determinare la rottura di uno o più legamenti. Nel corso della caduta, infatti, il ginocchio può andare incontro a una torsione o a una rotazione maggiori rispetto a quanto i legamenti possono sopportare. Particolarmente esposti sono i legamenti crociati anteriori, ma anche i legamenti collaterali che possono lesionarsi quando il ginocchio è piegato e subisce una forza di lato. Anche altri tessuti muscolari possono andare incontro a infortunio, come per esempio il menisco.

La lussazione della spalla e la frattura della clavicola

“Tra gli infortuni più frequenti, quando l’impatto è diretto o quando la caduta avviene con il braccio in estensione, c’è la lussazione della spalla: si perde il contatto fra la testa dell’omero e la cavità glenoidea, la parte anatomica della scapola che si articola con la testa dell’omero”, spiega lo specialista.

Possono poi aversi lesioni traumatiche a carico dei tendini della cuffia dei rotatori o la frattura della clavicola. Frequenti anche le fratture dell’omero prossimale, da trauma diretto, e la lussazione acromion-claveare, sempre da trauma diretto.

Il pollice dello sciatore

Il cosiddetto pollice dello sciatore è “un trauma al primo dito, a livello dell’articolazione metacarpo-falangea, dovuto alla spinta del bastoncino sul dito stesso. Questo trauma causa la rottura (parziale o completa) del legamento collaterale ulnare che stabilizza l’articolazione e permette alla mano una presa stabile”, spiega lo specialista.

“Una caduta con la mano aperta, invece, può determinare traumi a livello di mano, polso e gomito: dalle distorsioni alle fratture di ossa della mano (la più frequente è a carico dello scafoide carpale), fratture del polso, fratture del capitello radiale. Gli infortuni a carico di mano e polso sono però più frequenti in chi pratica snowboard”, sottolinea lo specialista.

Il colpo di frusta

Chi pratica lo sci potrebbe subire anche il cosiddetto colpo di frusta: durante la caduta infatti, il corpo potrebbe andare in avanti, mentre la testa va indietro e poi, bruscamente, in avanti. La contrazione dei muscoli dorsali può farsi sentire anche dopo 24-48 dall’infortunio.

Dopo una giornata sulle piste da sci è inoltre possibile avvertire mal di schiena, per lo stress torsionale che subisce il rachide; un disturbo che però è più comune in chi si dedica allo snowboard. Una caduta può invece determinare traumi diretti al sacro e al coccige.

 

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