Una caduta in avanti è la causa principale di frattura alla mano o al polso; questo avviene perché, in genere, appena avvertiamo di stare per cadere mettiamo le mani in avanti per proteggere il volto.

“È un meccanismo protettivo valido e consigliabile”, ha sottolineato la dottoressa Luciana Marzella, specialista in Chirurgia della mano in Humanitas, ospite in studio a Buongiorno benessere su Rai Uno.

“Le fratture che avvengono più frequentemente sono quelle che riguardano il polso e le più comuni sono quelle del radio distale; ci sono altri tipi di fratture, ma sono meno frequenti e interessano maggiormente gli sportivi”, ha spiegato la specialista.

Quando occorre recarsi in Pronto soccorso?

“Se dopo la caduta il dolore non è eccessivo, si può applicare un po’ di ghiaccio e lasciare il polso a riposo, superando così la fase acuta.

Se invece il dolore persiste, il polso si gonfia e non si riesce a muovere occorre recarsi in Pronto soccorso. Prima però è consigliabile immobilizzare temporaneamente il polso, appoggiando per esempio mano e polso su una scatola da scarpe (o su altro supporto di cartone rigido), coprire la parte superiore del polso con un canovaccio e fissando con del nastro adesivo o dello scotch”, consiglia la specialista.

Come si effettua la diagnosi?

“In Pronto soccorso il paziente verrà sottoposto a una radiografia che potrebbe confermare la presenza di una frattura del polso. Se il medico lo riterrà opportuno, il paziente verrà sottoposto a TAC; in genere questo esame è indicato laddove la frattura interessi la porzione dell’articolazione.

Talvolta si rende necessario l’intervento chirurgico e la dottoressa Marzella ha anche mostrato come si utilizza uno speciale strumento che consente sia di ridurre la frattura quando è scomposta, ma soprattutto di effettuare un’artroscopia intraoperatoria per osservare il polso a tutto tondo. In alcuni casi infatti, possono esservi delle lesioni legamentose associate (non visibili nella radiografia) che è fondamentale riconoscere per scongiurare il rischio di danni anche irreversibili per via di una degenerazione del polso”, ha concluso la dottoressa Marzella.

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