Si terrà giovedì 8 e venerdì 9 febbraio in Humanitas University il “TUDCA-ALS Kick-off meeting”: un incontro tra i massimi esperti a livello internazionale di Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) per dare il via alla sperimentazione di un nuovo farmaco contro questa malattia neurodegenerativa per la quale, attualmente, non esiste cura.

L’incontro darà ufficialmente il via all’organizzazione dello studio clinico internazionale coordinato da Humanitas, risultato primo su 127 partecipanti al bando Horizon 2020 per malattie rare e farmaci orfani, sostenuto con circa 5,6 milioni di euro dalla Commissione Europea. Al meeting prenderanno parte i maggiori studiosi di SLA provenienti da Italia, Irlanda, Gran Bretagna, Germania, Francia, Paesi Bassi e Belgio.

La SLA, nota anche come malattia di Lou Gehrig (dal nome di un giocatore di baseball degli anni ’30 la cui malattia sollevò l’attenzione pubblica), è una malattia neurodegenerativa progressiva dell’età adulta, determinata dalla perdita dei motoneuroni spinali, bulbari e corticali, che conduce alla paralisi dei muscoli volontari fino a coinvolgere anche quelli respiratori.

La valutazione di un nuovo farmaco

Spiega il professor Alberto Albanese, Responsabile di Neurologia di Humanitas: “Lo studio guidato da Humanitas durerà quattro anni e consentirà di valutare l’efficacia terapeutica nel trattamento della SLA di un nuovo farmaco derivato dagli acidi biliari, il Tauroursodeoxycholic Acid (TUDCA). Al momento l’unico trattamento per la SLA è in grado solo di rallentare la progressione della patologia: non esiste una cura vera e propria. Il nuovo farmaco derivato dagli acidi biliari ha già dimostrato, in un primo lavoro esplorativo su 60 pazienti, di prevenire la degenerazione dei motoneuroni colpiti dalla malattia, rallentando di circa un terzo il processo degenerativo neuronale e consentendo così un prolungamento della sopravvivenza dei pazienti”.

Coordinato dal gruppo di ricerca di Humanitas del professor Alberto Albanese, il progetto vede la partecipazione, oltre che dei ricercatori italiani dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’azienda Bruschettini di Genova, di studiosi provenienti dall’Universität Ulm (Germania), dall’University of Sheffield (Regno Unito), dell’Hôpital Universitaire de Tours (Francia), della Katholieke Universiteit Leuven (Belgio), della Universitair Medisch Centrum Utrecht (Paesi Bassi), del Trinity College Dublin (Irlanda). Fa parte dello studio anche la Motor Neurone Disease Association di Northampton (Regno Unito), un’associazione di pazienti che conferma il ruolo primario svolto proprio dalle associazioni in questo tipo di malattia.