Il tumore della mammella è in costante aumento anche tra le giovani donne, ma è sempre più curabile grazie al miglioramento delle terapie e alla maggiore sensibilità al tema della diagnosi precoce. La prevenzione, le nuove tecniche diagnostiche e terapeutiche e un approccio sempre più multidisciplinare sono le armi di cui disponiamo nella lotta a questa neoplasia.

Di diagnosi precoce, con particolare riferimento alla mammografia tridimensionale, ha parlato la dottoressa Mariagiorgia Farina, specialista in Radiologia diagnostica in Humanitas, nel corso di Mamazone 2017, la settima edizione di “Paziente diplomata”, una giornata dedicata alle donne con e senza tumore al seno, organizzata da Humanitas lo scorso 14 ottobre.

Mammografia e riduzione della mortalità

“La prevenzione del carcinoma mammario ha come obiettivo quello di rilevare lesioni non palpabili e di dimensioni inferiori al centimetro, che ancora non hanno attaccato i linfonodi e in assenza di diffusione a distanza, ovvero di metastasi.

In questo senso la mammografia è un esame molto importante per il riconoscimento delle lesioni non palpabili. È indicato nelle donne a partire dai 40 anni: vari studi confermano che nelle pazienti che hanno eseguito una mammografia tra i 40 e i 74 anni, si è registrata una riduzione della mortalità pari al 30%. I benefici maggiori, intesi come riduzione della mortalità del 34%, si sono avuti in un gruppo di pazienti tra i 50 e i 74 anni. Nelle donne di età compresa tra i 40 e i 49 anni, infine, la riduzione della mortalità è stata pari al 13%. Sebbene la mammografia mostri alcuni limiti, resta l’esame di elezione perché, a oggi, nessun altro esame si è rivelato efficace nella riduzione della mortalità”, ha spiegato la dottoressa Farina.

La mammografia tridimensionale o tomosintesi

“La mammografia con tomosintesi è una tecnologia digitale all’avanguardia che consente di acquisire le immagini da diverse angolature, con un’apparecchiatura dedicata, di ricostruirle tramite un software di rielaborazione e poi visualizzarle in 3D. Il mammografo digitale è configurato per essere più adattabile alle esigenze della donna, grazie alla presenza di sensori che dosano la compressione in funzione della densità e dello spessore della mammella, rendendo l’esame meno fastidioso.

La mammografia con tomosintesi, pur erogando la stessa dose di radiazioni della mammografia standard, assicura un miglior risultato diagnostico: stratifica infatti la mammella, permettendo di studiare la terza dimensione, ovvero la profondità. Con questo esame abbiamo una maggior accuratezza diagnostica, grazie alla possibilità di individuare lesioni meno evidenziabili con la mammografia tradizionale, che possono rimanere nascoste sotto il tessuto ghiandolare. Consente infatti di individuare il 30% in più di tumori in fase precoce”, ha continuato la specialista.

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