I linfomi sono tumori che interessano il sistema linfatico e in particolare i linfociti, le cellule deputate alla difesa nei confronti delle infezioni. Ne hanno parlato il professor Armando Santoro, Direttore di Humanitas Cancer Center e il professor Carmelo Carlo-Stella, capo sezione di Ematologia in Humanitas, in un servizio a Tg2 Medicina33.

“Il tessuto linfatico è ubiquitario nel nostro organismo per cui è difficile identificare una sede precisa, qualunque sede può essere interessata dalla malattia. Il riscontro di ghiandole ingrossate è la causa che più frequentemente spinge il paziente a consultare il medico”, spiega il prof. Santoro.

I linfomi si dividono in due categorie, i linfomi di Hodgkin e i linfomi non Hodgkin: “Nell’ambito dei linfomi non Hodgkin ci sono circa 70-80 differenti varianti, ciascuna delle quali necessita di un trattamento specifico”, continua il prof. Santoro.

I linfomi vengono trattati con chemio e radioterapia e nella maggior parte dei casi guariscono, ma esistono anche i cosiddetti linfomi refrattari, che non rispondono alle terapie: “In questi pazienti abbiamo altre possibilità terapeutiche, come il trapianto di midollo sia dello stesso pazienti sia di un donatore, che consente di guarire un’altra quota importante di pazienti. Ci sono grandi speranze nella ricerca, che sarà prevalentemente orientata sull’immunoterapia, un processo di ricerca che è già in corso”, ha concluso il prof. Santoro.

Gli ambiti di ricerca

“Un aspetto è quello di identificare combinazioni di farmaci (per esempio immunoterapia con piccole molecole, immunoterapia con inibitori di chinasi), che consentano di potenziare ulteriormente l’efficacia dell’immunoterapia”, ha sottolineato il professor Carlo-Stella.

“Esistono vari modelli sperimentali che consentono di studiare differenti tipi di linfoma e di studiarli in laboratorio con esperimenti in cui tipicamente si combinano farmaci, cellule tumorali e cellule del sistema immunitario per cercare di capire quale sia la combinazione migliore. Ne è un esempio la co-cultura in cui vengono messi insieme linfociti T e B, che dovrebbero avere un’attività antitumorale e che vengono co-coltivati con cellule di linfoma refrattario. L’effetto dell’interazione tra linfociti T, B e cellule tumorali viene studiato in assenza di farmaci o in presenza di farmaci. Modificare il comportamento dei linfociti, attraverso i farmaci, e sempre attraverso altri farmaci, modificare eventualmente anche il comportamento della cellula tumorale: queste modifiche tendono a trasformare un linfoma refrattario in un linfoma che è di nuovo sensibile ai farmaci”, ha spiegato il prof. Carlo-Stella.

“Oggi la ricerca traslazionale nel campo dei linfomi è una ricerca che coniuga il concetto di refrattarietà all’immunoterapia e allo sviluppo di farmaci non immunoterapici che possano alla fine porsi l’obiettivo di eradicare la chemio-refrattarietà”, ha concluso il prof. Carlo-Stella.

 

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