La rettocolite ulcerosa e la malattia di Crohn sono malattie infiammatorie croniche intestinali, come ha spiegato il professor Silvio Danese, Responsabile del Centro per le malattie infiammatorie croniche intestinali in Humanitas, ospite in studio a Tutta Salute su Rai3.

“Queste patologie un po’ si assomigliano perché sono entrambe responsabili di un’infiammazione all’intestino, ma differiscono in quanto colpiscono segmenti di intestino differenti. La rettocolite ulcerosa colpisce sempre il colon, mentre la malattia di Crohn può riguardare tutto l’apparato digerente, dalla bocca al retto”.

Si registra un aumento importante di queste malattie, anche in età pediatrica. I fattori che possono determinarne l’insorgenza sono tre: la predisposizione genetica, l’ambiente (soprattutto il microbioma) e una risposta immunitaria anomala che porta infiammazione.

“Tra le cause ambientali viene spesso chiamato in causa l’uso di antibiotici in età infantile: alcuni studi infatti evidenziano come i pazienti esposti più volte ad antibiotici corrano un aumentato rischio da adulti di sviluppare malattia di Crohn o rettocolite ulcerosa”, sottolinea il prof. Danese.

Quali sono i sintomi?

“La diarrea con la presenza di sangue nelle feci è uno dei sintomi classici; possono poi aversi dolori addominali ricorrenti e in alcuni pazienti si può arrivare al dimagrimento, quando i sintomi si protraggono a lungo.

In alcuni casi i sintomi sono atipici e non coinvolgono l’intestino, come dolori articolari, infiammazioni alla pelle o agli occhi”, precisa lo specialista.

Sono dunque da ritenere campanelli d’allarme: diarrea notturna, dimagrimento negli ultimi tre mesi, fistole ricorrenti e febbricola frequente; in questi casi è bene rivolgersi al medico.

Crohn: il problema del ritardo diagnostico

La diagnosi di queste patologie non è semplice, pertanto è fondamentale rivolgersi a Centri specializzati che dispongono di un team multidisciplinare.

“Uno dei problemi fondamentali della malattia di Crohn è il ritardo diagnostico perché spesso i pazienti presentano sintomi esattamente sovrapponibili alla sindrome dell’intestino irritabile. Si calcola che un paziente su tre ha un ritardo diagnostico di oltre dieci anni.

La diagnosi tempestiva è però fondamentale per allontanare il rischio di complicanze. La malattia di Crohn infatti porta a un danno progressivo: l’intestino può stringersi, bucarsi, creare degli ascessi e il paziente può necessitare così di chirurgie ripetute.

È stato appena pubblicato uno studio che va proprio in questa direzione: i pazienti con trattamento nella cosiddetta fase iniziale rispondono molto meglio ai farmaci biologici”, ha precisato il prof. Danese.

La cura delle malattie infiammatorie croniche intestinali

“Molti dei farmaci sono indicati in entrambe le patologie, come avviene inizialmente con la somministrazione di cortisone o immunosoppressori. Oggi però disponiamo di farmaci innovativi, intelligenti e molto specifici: sono i farmaci biologici, capaci di bloccare il tumor necrosis factor, una sorta di bottone dell’infiammazione.

Un nuovo studio ci ha permesso di comprendere che la terapia dei pazienti va modulata non solo tenendo conto dei sintomi, ma anche considerando i markers dell’infiammazione. Se il paziente sta bene ed è in piena remissione, occorre comunque controllare che l’infiammazione sia totalmente spenta; in questo modo è possibile davvero modificare la storia naturale della malattia”, ha concluso il professor Danese.

 

Guarda l’intera intervista al professor Silvio Danese, dal minuto 11.35, clicca qui.

 

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