L’ulcera peptica è una lesione della mucosa interna dello stomaco o del duodeno, la prima parte dell’intestino tenue. È la forma di ulcera più diffusa, la cui presenza è spesso legata a Helicobacter pylori, un germe responsabile dell’infiammazione a livello gastrico.

Di ulcera peptica ha parlato il professor Silvio Danese, gastroenterologo, coordinatore di Humanitas Immuno Center, Responsabile del Centro Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali di Humanitas e docente di Humanitas University, in un’intervista al Corriere della Sera.

“L’ulcera peptica è la forma di ulcera più frequente”, spiega il professor Danese. “Quella duodenale può colpire individui in età meno avanzata mentre l’ulcera gastrica interessa individui più in là con gli anni”.

Quali sono le cause dell’ulcera peptica?

La scoperta negli anni Ottanta dell’Helicobacter pylori è stata fondamentale per conoscere in maniera più approfondita questa malattia. È proprio questo germe infatti il maggior responsabile delle ulcere peptiche; la sua presenza è inoltre legata a gastrite e tumore allo stomaco. Si pensi che il 70% delle ulcere gastriche è legata alla presenza di questo battere e più del 90% delle ulcere duodenali è imputabile all’infezione da lui causata.

Il 5% delle ulcere duodenali e il 15-20% di quelle gastriche è invece dovuta all’assunzione regolare di farmaci antinfiammatori non steroidei.

Tra le cause, anche se questi casi sono più rari, anche la sindrome di Zollinger-Ellison, caratterizzata da un’eccessiva produzione di acidi gastrici.

Con quali sintomi si manifesta?

Un dolore e una sensazione di bruciore tra lo sterno e l’ombelico sono i sintomi principali dell’ulcera peptica. In caso di ulcera duodenale i sintomi si possono avvertire anche a digiuno, mentre se la lesione è gastrica in genere si avvertono dopo mangiato. La durata della sintomatologia può variare da qualche minuto a diverse ore e il disturbo può anche essere presente nel corso della notte.

“Al dolore si possono accompagnare altri sintomi, quelli tipici della dispepsia, ovvero una certa difficoltà a digerire, la nausea e la sazietà precoce; meno frequenti, invece, il vomito, la perdita di appetito, il dimagrimento, l’anemia dovuta al sanguinamento interno evidentemente non trattato, e la presenza di sangue occulto nelle feci”, sottolinea il professor Danese.

La diagnosi di ulcera

Per diagnosticare l’ulcera occorre accertare che ci sia l’infezione. Per verificare o meno la presenza del batterio, si sottopone il paziente a test sierologici o al breath test, un apposito test del respiro, oppure a un esame delle feci. La gastroscopia invece si rivela utile solo in alcuni casi particolari.

“L’endoscopia, con l’analisi di frammenti della mucosa di stomaco o intestino, viene considerata lo strumento migliore per la diagnosi dell’ulcera”, spiega il prof. Danese.

La terapia farmacologica

Per eliminare Helicobacter pylori occorre una terapia antibiotica. Tra gli altri farmaci che possono risultare utili si segnalano gli inibitori della secrezione acida gastrica, gli inibitori della pompa protonica e i protettori della mucosa gastrica.

“I farmaci che bloccano la produzione di acidi ne riducono il rilascio nel tratto digestivo promuovendo la guarigione dell’ulcera, mentre gli antiacidi come gli inibitori della pompa protonica possono alleviare i sintomi riducendo il dolore allo stomaco”, sottolinea lo specialista.

Il ruolo dell’alimentazione e dello stile di vita

Durante la terapia è consigliabile avere un’alimentazione sana, ricca di frutta e verdura (come mele, carote, verdura a foglia verde), legumi, pesce, carne bianca e cereali integrali; da preferire lo yogurt con probiotici e i formaggi stagionati rispetto al latte, che aumenta la secrezione di acidi. Attenzione anche a piatti troppo sapidi, conditi o speziati, a piatti piccanti o ricchi di grassi, questi possono rendere il dolore più intenso e rallentare i processi digestivi.

“È bene smettere di fumare, limitare il consumo di caffè ed evitare l’alcol. Chi fuma corre un rischio maggiore di sviluppare un’ulcera peptica o di recidiva. Inoltre è importante non mangiare prima di mettersi a letto e cercare di contenere, per quanto possibile, l’impatto delle attività più stressanti sulla propria vita dopo la diagnosi. Non ci sono prove che ansia e stress siano una causa per questo disturbo, ma lo stress può peggiorare i sintomi”, ha concluso il professor Danese.