Tumore del colon-retto, malattie infiammatorie croniche intestinali e malattia diverticolare: questi i temi al centro della diretta Facebook con il professor Antonino Spinelli, Responsabile di Chirurgia del Colon-retto in Humanitas e docente di Humanitas University.

Il tumore del colon-retto

Il tumore del colon-retto nei Paesi occidentali rappresenta la seconda neoplasia per incidenza e mortalità; in Italia sono 40mila le donne colpite e 70mila gli uomini, quali sono i fattori di rischio?

“Il tumore del colon-retto è uno dei cosiddetti big-killers, è una neoplasia che colpisce in maniera importante la popolazione e dagli studi epidemiologici è emerso che questa tendenza è in particolar modo legata ai Paesi occidentali e dunque con uno stile di vita simile al nostro, ed è molto più bassa nei Paesi dallo stile di vita più rurale, come l’Africa e l’Asia. Giocano sicuramente un ruolo importante fattori ambientali e fattori dietetici che si instaurano su un background genetico.

L’età più a rischio è quella avanzata (60 anni), tuttavia gli studi più recenti hanno dimostrato che nelle fasce di età più giovani – ritenute tradizionalmente meno a rischio – il rischio è in crescita, con un’incidenza del 2% all’anno, una crescita che rappresenta per noi un campanello d’allarme.

Risultano poi particolarmente a rischio coloro che hanno in famiglia un parente che abbia sviluppato in passato un tumore dell’intestino e coloro che hanno condizioni predisponenti allo sviluppo di un tumore, come malattie infiammatorie croniche intestinali o sindromi familiari note”.

I campanelli d’allarme

“È importante saper riconoscere i sintomi che possono far sospettare la presenza di questo tumore. Un’alterazione delle proprie abitudini nell’andare in bagno, la presenza di sangue nelle feci o di una grande quantità di muco, un’improvvisa carenza di ferro e una conseguente importante debolezza sono segnali che meritano ulteriori approfondimenti. L’esame più importante è la colonscopia, tuttavia questo percorso deve essere sempre mediato dal proprio medico”.

Le novità nella chirurgia

“Alcuni anni fa ci trovavamo a dover selezionare i pazienti più semplici per poterli candidare agli interventi mininvasivi, oggi la selezione avviene quasi in senso opposto e ci troviamo a dover selezionare i pazienti da sottoporre a chirurgia aperta (tradizionale) perché nei Centri di riferimento la cura dei problemi colon-rettali può essere affrontata in prima battuta con tecniche mininvasive.

Le novità sono molteplici e vanno dalla chirurgia mininvasiva laparoscopica avanzata, alla chirurgia robotica, all’introduzione della fluorescenza, una tecnologia che ci permette di vedere, durante l’intervento, la vascolarizzazione dell’intestino in maniera più precisa e di scegliere così con maggior sicurezza il punto in cui confezionare la sutura”.

La tecnica TaTME (Transanal Total Mesorectal Ecision)

“Si tratta di un radicale cambiamento di prospettiva con cui si opera il retto. Mentre tradizionalmente si accedeva alla zona su cui intervenire dall’addome, scendendo poi verso la pelvi, ora grazie a questa tecnica che ha preso piede negli ultimi due anni, raggiungiamo l’area operatoria per via transanale, risalendo dal basso verso l’alto. Questo ci consente una migliore visione della parte finale del retto”. 

Le malattie infiammatorie croniche intestinali

“Nella maggior parte dei casi, per le malattie infiammatorie croniche intestinali è sufficiente la terapia medica. Nei casi in cui non si riesca a controllare l’attività di malattia con i farmaci, è possibile valutare l’intervento chirurgico. Quando l’intervento è indicato, non va rimandato perché si rischia di compromettere a tal punto le condizioni generali del paziente da dover comunque andare incontro a un intervento chirurgico, ma in condizioni meno buone”.

La malattia diverticolare

“Nel caso della malattia diverticolare si interviene chirurgicamente solo in presenza di complicanze. I diverticoli infatti non richiedono un intervento chirurgico e nemmeno una terapia finché non diventano sintomatici, in questo caso possono essere affrontati con la terapia medica. Quando invece si sviluppano ascessi, stenosi, perforazioni o sintomatologie che non possono essere trattati con terapia medica si può considerare l’intervento chirurgico che consiste nell’asportazione del tratto di intestino che comprende la maggior parte dei diverticoli”.

Riguarda la diretta completa con il professor Antonino Spinelli: