La sindrome dell’intestino irritabile è una condizione che interessa circa il 10% della popolazione, prevalentemente donne.

Si manifesta con sintomi quali stipsi, diarrea, gonfiore e dolore addominale e crampi. Ne ha parlato la dottoressa Beatrice Salvioli, gastroenterologa in Humanitas, ospite in studio e Tempo e Denaro su Rai1.

Quali sono le cause della sindrome dell’intestino irritabile?

Le cause possono essere molteplici, giocano certamente un ruolo fattori psicosociali: “Il nostro intestino rappresenta il secondo cervello e molte persone tendono a scaricare le proprie tensioni emotive proprio su stomaco e intestino. Questi diventano l’organo bersaglio di somatizzazione di stati ansiosi o di depressione.

Il consiglio per i medici è di rassicurare i propri pazienti, ascoltandoli e aiutandoli a capire il tipo di disturbo che hanno, non facendoli passare per nevrotici perché le ricerche dimostrano che in queste persone vi sono diverse alterazioni a livello sia della flora batterica intestinale che dei neurotramettitori che arrivano al cervello, e tutto questo contribuisce alla presenza dei sintomi. Il consiglio ai pazienti è quello di non spaventarsi, di non sentirsi incompresi e di ascoltare profondamente il proprio corpo, cercando di migliorare la propria qualità di vita psicofisica, ritagliandosi un po’ di tempo per se stessi, a ciò che li fa stare bene e in equilibrio”, raccomanda la dottoressa.

Concorrono poi predisposizione individuale, alterazioni della motilità del tratto digestivo, intolleranze e allergie, utilizzo cronico di farmaci antibiotici e stress.

Gli alimenti da evitare

Se si soffre di intestino irritabile, è bene evitare alimenti che producono molta fermentazione, come quelli che contengono elevate quantità di fruttosio (ciliegie, mango, pesche, frutta in scatola, frutta essiccata, succhi di frutta); quelli contenenti elevate quantità di fruttani (carciofi, asparagi, cavolini di Bruxelles, broccoli, porri, lenticchie); alimenti ad alto contenuto di galattani (ceci, lenticchie, fagioli e soia) e alimenti a elevato contenuto di polioli (funghi, dolcificanti artificiali come sorbitolo, mannitolo, maltitolo e xilitolo).

Come si effettua la diagnosi e come si interviene?

La diagnosi è clinica e passa anche per l’esclusione di altre patologie che si presentano con sintomi simili, mediante esami specifici. È bene sottolineare che la vera sindrome dell’intestino irritabile non si trasforma mai in una patologia maligna.

“Il trattamento è parzialmente farmacologico, in quanto rimedi naturali come la fitoterapia e la medicina complementare come l’agopuntura possono essere di grande ausilio. Gioca poi un ruolo fondamentale lo stile di vita, che comprende non solo una corretta alimentazione, ma anche il contenimento e la decompressione dello stress attraverso lo svolgimento dell’attività fisica, dello yoga o della meditazione. Senza intervenire sul nostro modo di vivere e affrontare la quotidianità, i farmaci hanno un beneficio limitato”, sottolinea la dottoressa Salvioli.

 

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