Le cisti mammarie sono una patologia benigna molto diffusa, si pensi che ne soffre circa il 60% delle donne.

In quanto benigne non devono destare preoccupazione, come ha precisato il dottor Corrado Tinterri, Responsabile di Senologia in Humanitas e Direttore della Breast Unit, in un’intervista a Buongiorno Benessere su Rai Uno.

“Si tratta di una patologia malformativa: un alterato sviluppo dei dotti del latte, piccoli tubicini immersi nei lobuli della mammella. Le cisti mammarie sono particolarmente diffuse nelle donne dai 30 ai 50 anni.

Sono legate al flusso mestruale e ormonale delle donne e non sappiamo realmente quale sia il motivo che causa il cambiamento nel tessuto mammario. La pillola anticoncezionale, per esempio, è involontariamente una cura nei confronti di queste cisti, proprio perché stabilizza gli ormoni femminili”.

Come si differenziano le cisti?

“Le cisti si differenziano sostanzialmente in base alla loro sintomatologia, sono quasi sempre delle dilatazioni dei dotti con un contenuto liquido. Le cisti si definiscono con sedimento quando nel liquido precipitano dei batteri o dei sedimenti, che formano una sorta di incrostazione interna alla cisti.

All’interno delle cisti poi, molto raramente, possono formarsi delle neoplasie benigne o meno, che si contraddistinguono con una formazione che cresce all’interno e può sanguinare (cisti con vegetazione). La presenza di sangue nell’agocentesi è un campanello di allarme che può condurre in sala operatoria; ma si tratta di un evento piuttosto raro”, rassicura il dottor Tinterri.

Come si individuano le cisti?

“Quando una donna si lava o si tocca il seno, soprattutto durante la fase premestruale, può accorgersi di una specie di chicco d’uva sottopelle, molto mobile e dolente, che può comparire anche nel giro di 24 ore.

Normalmente le cisti si evidenziano con ecografia o mammografia e in genere non vanno trattate; vanno tolte quando all’interno cresce qualcosa di anomalo o in presenza di sanguinamento”.

I controlli al seno

“I controlli iniziano intorno ai trent’anni, ma è molto importante sapere se in famiglia qualcuno ha avuto un tumore al seno, perché in questo caso è bene cominciare un po’ prima a occuparsi del proprio seno e non andare oltre i trent’anni di età per una visita senologica e un’ecografia.

Nella donna dai 30 ai 40 anni l’ecografia mammaria è fondamentale. Sopra i 40-45 anni invece occorre sottoporsi a mammografia. Dopo i 45 anni partono in tutta Italia i programmi di screening mammografico e raccomando a tutte le donne a prendervi parte perché salvano davvero la vita”, ha concluso il dottor Tinterri.

 

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