Sono due i premi recentemente conferiti alla dottoressa Laura Velutti, oncologa dell’Unità Operativa di Oncologia Medica ed Ematologia in Humanitas, e alla sua équipe. La dottoressa si occupa di terapia di supporto e terapia antalgica nei pazienti oncologici in tutte le fasi della malattia e di assistenza domiciliare nell’ambito del servizio di Ospedalizzazione Domiciliare per Cure Palliative (ODCP). I premi raccontano un lavoro quotidiano, svolto presso la degenza della Oncologia, in consulenza presso gli altri reparti del Cancer Center presso il domicilio dei pazienti assistiti dal gruppo Cure simultanee e Terapia di Supporto.

Il Premio AIOM “Gestione del dolore nel paziente oncologico”

“Off-label drugs in home care: a non evidence-based established practice”, questo il titolo del poster sul tema del trattamento del dolore oncologico, terzo classificato e premiato nel corso del XVIII Congresso Nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), svoltosi a Roma dal 28 al 30 ottobre scorsi.

Come ci spiega la dottoressa Velutti: “Il lavoro è una raccolta di dati clinici sulle terapie in infusione continua con miscele di farmaci. Si tratta di una revisione della nostra casistica da quando abbiamo avviato il servizio, ovvero da luglio 2010. Abbiamo considerato più di 500 pazienti, 250 dei quali circa sono stati trattati con terapia in infusione continua per più giorni utilizzando elastomeri, con accesso sottocutaneo o endovenoso. È stato un grande lavoro di squadra, in cui si è rivelato centrale  l’impegno del personale infermieristico”.

Il premio SICP Vittorio Ventafridda: “Il tempo delle cure palliative”

La Società Italiana Cure Palliative ha assegnato a Laura Velutti il terzo premio nell’ambito delle Comunicazioni orali, nel corso del XXIII Convegno nazionale tenutosi a Roma dal 16 al 19 novembre scorsi. Ci racconta la dottoressa: “In questo caso abbiamo presentato una analisi delle dinamiche tra operatori sanitari, paziente e caregivers (ovvero la rete di affetti del paziente) sulla consapevolezza della diagnosi e soprattutto della prognosi dei pazienti oncologici in fase avanzata”.

Di cosa si occupa il gruppo Cure Simultanee e Terapie di Supporto?

“La nostra Unità Operativa è strutturata per Gruppi di Patologia, il gruppo di Cure Simultanee e terapia di supporto è l’unico gruppo della nostra organizzazione a essere “trasversale”. Ci occupiamo infatti di tutte le neoplasie solide e prendiamo in carico pazienti oncologici in momenti della malattia anche molto diversi: da una tossicità durante un trattamento chemioterapico adiuvante, a un paziente sintomatico affetto da patologia avanzata.

Lavoriamo in vari setting di cura: in reparto di degenza, dove abbiamo dei letti dedicati ai pazienti che necessitano di terapia di supporto; in ambulatorio dove seguiamo pazienti che necessitano di terapia del dolore e cure di supporto, presso gli altri reparti del Cancer Center  dove ci chiamano in consulenza e poi al domicilio in ODCP. Questo servizio è rivolto ai pazienti oncologici in fase avanzata e terminale; sono quei pazienti che hanno concluso le terapie – chemioterapia, radioterapia, terapia ormonale, terapia biologica – ma che necessitano di cure di supporto che possono essere fornite a domicilio. Prendiamo in carico questi pazienti che ci vengono segnalati da nostro o da altri istituti, dai Medici di Medicina Generale o dalle famiglie stesse, e li seguiamo con una équipe multiprofessionale secondo le necessità che si presentano durante il percorso assistenziale.  Prevediamo accessi domiciliari programmati in base alle esigenze del singolo paziente con un servizio settimanale diurno; effettuiamo anche accessi non programmati, nelle ore diurne, anche nei giorni festivi, se necessario. Avendo una reperibilità 24 ore su 24, fornita da una coppia medico/infermiere, siamo in grado di dare una risposta anche nelle ore in cui non effettuiamo uscite, ovvero le ore notturne, 365 giorni all’anno. Ci muoviamo su un territorio che comprende 16 comuni attorno al nostro Istituto che comprende la periferia sud di Milano”.

Come è composta l’équipe?

“Il nostro gruppo è in grado di offrire un’assistenza a 360°: tra noi ci sono oncologi dell’Unità Operativa di Oncologia Medica ed Ematologia di Humanitas, infermieri dedicati e specializzati in cure palliative, una psicologa e un’assistente sociale part-time, due volontari di Fondazione Humanitas. Al nostro gruppo viene assegnato per periodi di alcuni mesi uno specializzando della Scuola di Specializzazione di Oncologia dell’Università degli Studi di Milano e da quest’anno anche di Humanitas University che si affiancano a noi nell’ambito del proprio percorso di formazione. Inoltre durante l’anno ospitiamo stagisti e tirocinanti che provengono da realtà e professioni diverse il che arricchisce sempre le nostre esperienze. Siamo per esempio sede di tirocinio per il Master di primo livello in Cure Palliative dell’Università degli Studi di Milano”.

Come contenete l’impatto psicologico sui membri della équipe?

“Essere in contatto la sofferenza e la terminalità non è facile, la nostra équipe è esposta a sollecitazioni emotive notevoli. La presenza di una psicologa è importante e non solo per i pazienti. È  fondamentale anche per gli operatori perché aiuta a contenere all’interno del gruppo le dinamiche che inevitabilmente vengono suscitate dal nostro lavoro. Sono possibili infatti incontri con il singolo operatore e regolari incontri di gruppo per contenere e accogliere le reazioni emotive che i singoli casi clinici suscitano. E di questa opportunità ringraziamo moltissimo la Fondazione Humanitas che ci garantisce la presenza costante della psicologa all’interno della équipe”.

Quanti pazienti seguite e come si fa per essere presi in carico dal vostro servizio?

“Abbiamo la capacità di effettuare 90 percorsi assistenziali all’anno, seguiamo circa 10 pazienti contemporaneamente. Attivare il nostro servizio è semplice: una volta che un paziente ci viene segnalato facciamo uno o più colloqui con le persone di riferimento del paziente e con il paziente stesso, se necessario. Questo per valutare gli aspetti assistenziali, logistici, le motivazioni per la permanenza a domicilio, le preferenze del paziente e della famiglia e le capacità di accudimento. Una volta appurate queste cose, entro pochi giorni siamo in grado di iniziare le visite a casa”.