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Laboratorio di Medicina quantitativa
Il
Prof.
Nicola Dioguardi, nato a Bari nel 1921, ha conseguito a
Bologna la laurea in Medicina e Chirurgia nel 1947 con pieni voti assoluti, la lode e la dignità di
stampa della tesi di laurea dal titolo “La questione del Morbo di Banti”. La tesi ottenne il premio
“Augusto Murri” per la migliore tesi di laurea di quell'anno accademico. La sua formazione cominciò
a Bologna passando prima attraverso la rigorosa disciplina della Anatomia Patologica nell'Istituto
diretto da Armando Businco, poi, in ambiente clinico, attraverso l'Istituto di Patologia Medica
diretto da Giulio Sotgiu. In quell'Istituto elaborò e discusse la tesi di laurea.
All'Università di Bologna era giunto dopo aver frequentato a Bari, sua città natale, il
Liceo Quinto Orazio Flacco, con una breve parentesi di due anni nel Liceo classico di Molfetta,
dove fu fortemente impressionato dalle lezioni di letteratura greca di Tommaso Fiore. Nel Liceo
barese, invece, subì il fascino della filosofia insegnata da Cocilovo e delle matematiche insegnate
da Libero Puccio, un allievo del matematico palermitano Fantapiè. Da questo insegnante più che a
far di conto apprese soprattutto a pensare matematico. L'ambiente del Liceo barese segnò
profondamente la personalità di Dioguardi. In quegli anni fortunati della Scuola media italiana, il
Liceo classico formava il giovane studente, suscitando in esso l'amore per le scienze umane con
l'insegnamento letterario e il desiderio di rigore con l'insegnamento delle scienze esatte.
Fu Luigi Villa a chiamarlo a Milano nel 1949 dopo aver letto alcuni dei suoi lavori di
chimica biologica pubblicati con Walter Ciusa.
Dopo avere vinto il concorso di cattedra di "Clinica Medica" il Prof. Dioguardi è stato
Direttore prima dell'Istituto di Patologia Medica dell'Università di Cagliari dal 1964 al 1967, poi
dell'Istituto di Semeiotica Medica dal 1968 al 1970, quindi dell'Istituto di Patologia Medica
dell'Università di Milano dal 1970 al 1972.
Dal 1972 è stato Direttore dell'Istituto di Clinica Medica III dell'Università degli Studi
di Milano e dal 1984 Direttore dell'Istituto di Medicina Interna di questa Università.
Il Prof. Dioguardi ha sviluppato una linea di ricerca scientifica nell'ambito della medicina
interna ed in particolare in quello epatologico, gastroenterologico ed ematologico illustrando
queste aree di ricerca con numerosi lavori pubblicati su riviste italiane ed estere. Alcuni
risultati di queste ricerche sono stati riportati nella trattatistica internazionale.
Nell'ambito della Clinica Medica III di Milano ha dato vita alla istituzione della Scuola di
Specializzazione in Gastroenterologia, di cui ha la direzione da fuori ruolo, di Ematologia ed a
quella di Gerontologia. Queste Scuole sono considerate centri assai sofisticati di attività
scientifica e di elaborazione del pensiero, tanto da essere in costante relazione con i più
importanti gruppi di ricerca europei e statunitensi perché si sono concretizzate come nuclei di
promozione della ricerca epatologiaca, gastroenterologica e del metabolismo organismico nel senso
più ampio.
Il Prof. Dioguardi è autore di più di 400 pubblicazioni tra cui un trattato di semeiotica
fisica (“Moderni Aspetti di Semeiotica Medica”), giunto oggi alla quarta Edizione, ed è stato
relatore a numerosi congressi nazionali ed internazionali.
Dal 1978 l'interesse prevalente nella ricerca è stato rivolto allo studio della funzione
epatica e delle possibilità di esprimerla in termini quantitativi e qualitativi.
L'impostazione del lavoro è del tutto innovativa in quanto propone l'applicazione alla
medicina ed in particolare alla epatologia del concetto di frattale con la sua dimensione
intermedia, della Teoria Generale dei Sistemi e della Teoria delle catastrofi. Ne deriva la visione
rivoluzionaria del fegato come un sistema aperto e della sua funzione come espressione
dell'attività dei sottosistemi che costituiscono questo organo dirette a mantenere l'omeostasi
organismica.
Nel 1982 è stato relatore ufficiale al Congresso Nazionale di Medicina Interna, tenutosi a
Roma, presentando il lavoro “Il sistema epatico, la sua funzione ed i differenti quadri della sua
insufficienza”.
Lo sviluppo di tale studio ha portato alla pubblicazione del libro dal titolo: “Il fegato:
un sistema aperto”. Esso consta di una parte epistemologica e di una parte nosografica di
definizione della funzione epatica degli stati della sua insufficienza.
Nel 1983 è stato invitato a tenere un ciclo di conferenze negli Stati Uniti al Mount Sinai
University ed al Veteran Administration Hospital di New York.
Nell'ambito delle proposte dell'applicazione della Teoria Generale dei Sistemi alla Medicina
ha fondato presso l'Istituto di Medicina Interna il Gruppo di Medici e Sistemisti di Via Pace, un
gruppo interdisciplinare costituito da medici, sistemisti, economisti, filosofi, epistemologi,
statistici e matematici informatici, da cui è derivato il Centro Studi di Medicina Teoretica
dell'Università di Milano, di cui egli è Direttore dal 1989. In questo ambiente furono discussi e
studiati progetti di ricerca rivolti alla simulazione di modelli dell'attività metabolica non solo
del fegato e alla quantizzazione computer assistita della funzione epatica.
Ha fondato e dirige anche il Centro “A. Migliavacca” per lo studio delle malattie del fegato
e delle vie biliari, che ha un giro di circa 15 mila malati l'anno, il Centro per lo studio degli
stati precancerosi del tubo digerente e il Centro per gli stati precancerosi del fegato.
Nel 1993 ha visto la luce un suo nuovo libro dal titolo “Fegato a più dimensioni” (ed. ETAS
Libri) in cui il problema della struttura epatica è stato affrontato utilizzando il pensiero delle
matematiche topologiche e la teoria dei frattali. In questo libro è proposta una microunità che è
già entrata nella nomenclatura dell'anatomia del fegato con la terminologia di “epatone”.
L'interesse per questo suo ultimo libro è stato tale da essere stato proposto per la pubblicazione
in lingua inglese.
La sua educazione umanistica gli ha fatto raccogliere alcuni suoi scritti in un libro dal
titolo “Lettere al Cardinale”. E' una serie di confessioni laiche rese al Cardinale Carlo Maria
Martini, un Confessore, che avendo richiesto la prima di esse, aprì la strada alle altre.
Dopo il primo contatto, provocato dal Confessore, in cui l'oggetto del discorso è la
malinconia insorta dal consuntivo di una vita strettamente scientificizzata e il caldo di ritorno a
quei limiti della ragione da cui si può ricevere speranza, si stabilisce nel confessato la
necessità di comunicare successivi suoi stati d'animo. Così, da momento a momento, tristezza per
gli squallidi avvenimenti nella sua Città, l'incertezza per una nuova concezione che vede nel
rigore del linguaggio simbolico la descrizione dell'invecchiamento, il dolore per la morte del
Maestro, lo sdegno per la mancanza di amore che va sempre pervadendo il rapporto con il malato,
l'accoramento per lo stato dell'Università, vengono comunicati alla ragione del Confessore.
Comunicare questi momenti ad un Uomo tormentato anch'Egli da dubbi che affronta per capire a
tutti i costi, anche se sa che non potrà mai quietarli, ad un Confessore convinto che l'intelletto
ci è dato per questo e che proprio questo vuol dire credere, ha costituito, dopo aver scritto
l'indirizzo sulla busta contenente le confessioni a Lui letto. Dal più laico, non dal più
indulgente dei preti.
Da quattro anni il Prof. Dioguardi si occupa soprattutto di modelli matematici e geometrici
per la costruzione di un computer liver. Nel 1996 ha prodotto un videotape intitolato "Computer
Liver: Studio computer assistito dell'Epatone e dell'Epatonesso". Con la teoria dei frattali ha
sviluppato una nuova modalità computer-assistita di quantificazione della irregolarità delle
lesioni strutturali epatiche, osservabili mediante biopsia epatica in soggetti epatopatici.
I concetti di stato di non-equilibrio, di frattale, di auto-organizzazione, di non linearità
e di caos deterministico hanno costituito il supporto logico del suo studio del fegato, ente che
giace apparentemente immobile nella sua inesorabile complessità.
L'obiettivo di identificare scenari che fanno da sfondo ad enti astratti mai concepiti
prima, eppure esistenti la cui organizzazione ha permesso la costruzione di una struttura virtuale
di cui Dioguardi ha reso visibile la funzione.
Altri libri pubblicati sono il Nuovo Roversi, "Diagnostica e Terapia", Ariete Salute
Editore; Prolegomeni allo Studio della Fisica del Fegato, Roche Editore (2002).
E' addivenuto così alla identificazione dell'epatone, ovvero della più piccola componente
della struttura epatica che contiene la più piccola frazione di attività complessiva dell'organo.
Utilizzando i numeri figurati accanto a questa struttura ne ha potuto identificare un'altra,
astratta anche se fatta di oggetti naturali concreti, che origina dalla unione di 18 epatoni.
Questa struttura si interpone tra l'epatone e il lobulo epatico. La presentazione con immagini
animate al calcolatore è essa stessa una proposta sperimentale che per la prima volta viene tentata
per rendere il linguaggio medico spesso ambiguo, più rigoroso attraverso la trasformazione di
concetti in immagini.
Dal 1992 al 2005 è stato direttore scientifico dell'Istituto Clinico Humanitas e da ottobre
2005 ne è il Sovraintendente scientifico. Questo che è considerato il più moderno ospedale italiano
per la sua concezione tecnica ed operativa. Esso è stato concepito ed in gran parte ideato
personalmente, discusso per la ricerca del capitale per la sua costruzione con il Dott. Piero
Romagnoli, già presidente di Reale Mutua, il quale ha messo a disposizione il capitale necessario
ottenendolo da 5 imprese assicuratrici.
Ha fondato e dirige il Laboratorio per lo Studio delle Misure Metriche in Medicina. Il
Centro, istituito nell'anno 2001, ha sede presso l'Istituto Clinico Humanitas ed è sponsorizzato
dalla Fondazione “Michele Rodriguez”. |
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