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Il tumore al pancreas è ancora oggi una delle patologie oncologiche con la prognosi più
negativa. In realtà non si tratta di un problema unico, ma ne esistono forme differenti, benigne e
maligne, diversamente curabili.
Fino a poco tempo fa, nella maggior parte dei casi le patologie maligne venivano diagnosticate
quando ormai non c’erano più possibilità di cura. Grazie ai mezzi diagnostici più avanzati oggi il
tumore viene riconosciuto sempre più precocemente, quando è ancora di dimensioni contenute e
tecnicamente asportabile. Tuttavia, le operazioni al pancreas sono estremamente complesse, per
questo è importante che vengano effettuate in centri ad alta specializzazione.
“Si tratta di interventi che possono durare fino a sette ore - spiega il dottor
Alessandro Zerbi, caposezione di Chirurgia Pancreatica in Humanitas, all’interno
dell’Unità Operativa di Chirurgia Generale III, diretta dal professor
Marco Montorsi -.
Sono particolarmente difficili perché il pancreas è posizionato in profondità nell’addome, a
stretto contatto con lo stomaco, l’intestino, la milza e alcune importantissime strutture
vascolari. Inoltre, si tratta di un organo particolarmente fragile, che produce sostanze corrosive
per gli altri tessuti. Il rischio di complicanze è quindi molto alto e legato non solo alla
patologia, ma anche alla tecnica chirurgica in sé. Per questo motivo è importante che l’operazione
sia svolta da équipe che hanno acquisito una grande competenza specifica. Nei centri più
specializzati, infatti, il numero di interventi può arrivare fino a cento all’anno”.
L’IMPORTANZA DI UN APPROCCIO INTEGRATO
Altrettanto fondamentale, inoltre, è una forte sinergia con specialisti di altre discipline.
Nell’affrontare tumori localizzati in una posizione così delicata dell’organismo l’équipe lavora a
stretto contatto con radiologi, oncologi, endoscopisti, anestesisti, gastroenterologi e
anatomopatologi assieme ai quali viene costruito un percorso diagnostico e terapeutico su misura
per il paziente, con l’ausilio delle tecnologie più avanzate. Per la diagnosi, ad esempio, la
Sezione si avvale dell’ecoendoscopia, una metodica che per il paziente è simile a una normale
gastroscopia ma che consente di introdurre nello stomaco una sonda ecografica con la quale
riusciamo a studiare gli organi interessati con maggior precisione. L’imaging avanzato e l’attenta
analisi nel caso da parte dell’équipe di medici permette di individuare i pazienti per cui l’i
ntervento è più indicato.
Il miglioramento delle tecniche chirurgiche ha portato ad abbreviare il decorso
post-operatorio e a estendere oltre gli 80 anni l’età dei pazienti sottoposti all’intervento.
La ricerca ha un ruolo fondamentale nei progressi compiuti in questo settore e c’è ancora
molto da fare perché si tratta di una patologia non ancora compresa fino in fondo. Oggi l’a
ttenzione si sta sempre più focalizzando sull’interazione fra questi tumori e il sistema
immunitario, un settore della ricerca in cui Humanitas ha una grande competenza e con la quale ci
sono importanti possibilità di sinergia. Assieme agli oncologi, ad esempio, l’équipe individuato in
quali casi la chemioterapia può essere particolarmente utile prima e dopo l’intervento. L’efficacia
di queste soluzioni è un’ulteriore conferma di quanto sia importante adottare un approccio
integrato nell’affrontare queste patologie.
Unità Operativa di Chirurgia Generale III
Responsabile: prof. Marco Montorsi
Dipartimento di Gastroenterologia
Responsabile: prof. Alberto Malesci
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