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16 Settembre 2004 ore 20.00 L'ASSETTO TROMBOFILICO: COME SI CORRELA CON IL RISCHIO TROMBOEMBOLICO E QUANDO È INDICATO L'APPROFONDIMENTO DIAGNOSTICO
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L'ASSETTO TROMBOFILICO: COME SI CORRELA CON IL RISCHIO TROMBOEMBOLICO E QUANDO È INDICATO
L'APPROFONDIMENTO DIAGNOSTICO
16 settembre 2004 - ore 20.00
SEDE DELL'INCONTRO:
Auditorium
Istituto Clinico Humanitas
Responsabile Scientifico
Dr.ssa Lidia Rota
Responsabile Centro Trombosi
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Il termine trombofilia indica uno sbilanciamento del sistema dell'emostasi in senso
protrombotico: tale sbilanciamento può essere di tipo genetico o/e acquisito. Tale assetto fu
ipotizzato per la prima volta nel 1956 da Jordan e Nardoff e i difetti identificati per primi come
causa di assetto trombofilico furono le carenze degli anticoagulanti naturali (antitrombina III,
proteina C e proteina S).
In seguito e molto recentemente, sono stati identificati difetti più comuni, come la
mutazione Leiden del fattore V ( G1691A) associata alla resistenza alla proteina C attivata, la
mutazione G20210A della protrombina associata ad un incremento dei livelli circolanti di fattore II
e l'iperomocisteinemia moderata.
Il rischio tromboembolico aumenta in caso di associazione di due o più difetti, evenienza non
infrequente.
Alcuni difetti si associano ad aumento del rischio di tromboembolia arteriosa, altri ad
aumento del rischio di tromboembolia venosa (TEV) . Essendo la prevalenza complessiva di questi
difetti nel loro insieme nella popolazione generale del 10%, la presenza di più di un difetto non è
rara e comporta un incremento del rischio tromboembolico di circa 20 volte.
L'assetto trombofilico si associa ad eventi tromboembolici arteriosi e/o venosi di severità
variabile, e in età altrattanto variabile: tali eventi possono essere spontanei (idiopatici) oppure
correlati a situazioni ambientali note per aumentare il rischio, oppure in associazione ad altri
fattori di rischio noti per aumentare la probabilità di malattie vascolari su base tromboembolica,
che fungono da moltiplicatori.
Per esempio: nei Paesi Occidentali l'incidenza del tromboembolismo venoso è di circa 1 caso
ogni 1000 abitanti/anno: spesso l'evento trombotico è l'esito di una interazione tra fattori
genetici oppure tra fattori genetici e ambientali (per esempio abitudini alimentari, chirurgia,
traumi, gravidanze e puerperio, uso di contraccettivi orali).
Recentemente l'assetto trombofilico è stato associato a complicanze nella gravidanza e nel
puerperio: il 40% delle donne con complicazioni ostetriche presenta almeno un difetto
genetico/acquisito.
L'allargamento delle conoscenze nel campo della eziopatogenesi della trombosi ha
necessariamente allargato i criteri sulla base dei quali può essere posta indicazione
all'approfondimento diagnostico per la ricerca di difetti genetici/acquisiti: l'identificazione di
tali difetti può orientare la profilassi secondaria in pazienti già colpiti da un evneto, può
indicare la necessità di profilassi farmacologica adeguata in pazienti giovani esposti a situazioni
di rischio , può suggerire la necessità di modificare fattori di rischio legati allo stile di vita,
può permettere l'identificazione precoce di pazienti a rischio, per esempio giovani donne candidate
all'utilizzo di estroprogestinici, a rischio di trombosi cerebrale. |
INFORMAZIONI GENERALI:
MODALITA' DI ISCRIZIONE :
La partecipazione è gratuita. E' possibile iscriversi attraverso una delle seguenti modalità:
SEGRETERIA SCIENTIFICA
Dr.ssa Lidia Rota
Tel. 02.8224.4633
Fax 02/8224.4691
e-mail:
lidia.rota@humanitas.itSEGRETERIA
ORGANIZZATIVA
Dr.ssa Carmela Natale
Tel. 02/8224.2419
Fax 02/8224.2491
e-mail:
carmela.natale@humanitas.itEDUCAZIONE
CONTINUA IN MEDICINA
E' stato richiesto l'accreditamento dell'incontro al sistema ECM (Educazione Continua in
Medicina) del Ministero della Salute |
Con la collaborazione di:
INSTRUMENTATION LABORATORY |
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