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Humanitas Research Hospital

Humanitas è un ospedale ad alta specializzazione, centro di Ricerca e sede di insegnamento universitario.
All’interno del policlinico, accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale, si fondono centri specializzati per la cura dei tumori, delle malattie cardiovascolari, neurologiche ed ortopediche, oltre a un Centro Oculistico e a un Fertility Center.
Humanitas è inoltre dotato di un Pronto Soccorso EAS ad elevata specializzazione.

La Qualità della cura e dell’assistenza è il primo obiettivo di Humanitas, con l’intento di favorire un miglioramento continuo, a beneficio dei pazienti. Qualità significa anche capacità di analisi, per misurarci e migliorare in modo trasparente e innovativo, equilibrando efficacia clinica,
esperienza del paziente e sostenibilità.
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Centri

Dipartimenti e Unità Operative

Dipartimento Cardiovascolare

Direttore Prof. Gianluigi Condorelli

7 Unità Operative

Dipartimenti di Chirurgia Generale

Direttore Prof. Guido Torzilli

7 Unità Operative

Dipartimento di Area Cancer

Direttore Prof. Armando Santoro

6 Unità Operative

Chirurgie Specialistiche

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Dipartimento di Medicina Interna

Direttore Prof. Savino Bruno

8 Unità Operative

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4 Unità Operative

Dipartimento di Gastroenterologia

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Dipartimento di Area Neurologica

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5 Unità Operative

Dipartimento di Diagnostica per Immagini

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3 Unità Operative

Dipartimento di Ginecologia e Medicina della Riproduzione

Direttore Prof. Paolo Emanuele Levi-Setti

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Area Laboratori

2 Unità Operative

Dipartimento di Anestesia e Terapia Intensiva Generale

Direttore Prof. Maurizio Cecconi

3 Unità Operative

Humanitas News

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Cattiva digestione: il prof. Danese a Tutta Salute su Rai3

I problemi a livello digestivi sono piuttosto frequenti. Quali sono i sintomi più comuni e quali sono le cause? Di dispepsia, ovvero cattiva digestione, ha parlato il professor Silvio Danese, Responsabile del Centro per le malattie infiammatorie croniche intestinali di Humanitas, ospite in studio a Tutta Salute su Rai3.

Il ruolo della masticazione

“La masticazione è fondamentale per vari motivi: innanzitutto la triturazione del cibo che avviene in bocca aiuta il lavoro successivo dello stomaco; vi sono poi degli enzimi nella saliva che facilitano la digestione ed è stato poi di recente scoperto che quando mastichiamo si creano delle piccole ferite (microtraumi) sulle gengive attraverso le quali, le cellule del sistema immunitario sentono gli alimenti ed evitano che si inneschi una risposta aggressiva contro gli alimenti”, ha spiegato il prof. Danese.

I sintomi caratteristici

“I problemi a livello digestivo si manifestano in genere con dolore, bruciore di stomaco, senso di pesantezza, sazietà precoce e gonfiore. Talvolta, alcuni stili di vita comportamentali scorretti determinano una maggior difficoltà per lo stomaco, ne sono un esempio una masticazione insufficiente, mangiare in maniera frettolosa, fare dei pasti abbondanti e sdraiarsi dopo aver mangiato. La sonnolenza post prandiale è un processo che può verificarsi perché quando digeriamo il sangue viene richiamato verso l’apparato digerente e questo può indurre sonnolenza, difficoltà di concentrazione e mal di testa. La dispepsia inoltre spesso si associa ad alterazioni del tono dell’umore, per cui durante i periodi di stress può essere più frequente. Non bisogna poi dimenticare la qualità di ciò che mangiamo perché la buona digestione inizia in cucina”, ha specificato lo specialista.

Le cause

“Se la dispepsia è cronica, e dunque i sintomi si protraggono per 2-3 mesi, è bene rivolgersi al medico o allo specialista, al fine di comprendere le cause sottostanti, anche se purtroppo in tre volte su quattro non si riesce a identificare cosa determini una cattiva digestione. A volte questa può essere dovuta alla presenza di una gastrite, di un’ulcera, al reflusso gastroesofageo, a problemi a carico dell’apparato biliare, assunzione di alcuni farmaci. In questi casi è possibile risolvere il problema. Nel restante 75% dei casi in cui la dispepsia è idiopatica si interviene trattando i sintomi”.

Come si cura la dispepsia?

“Laddove la dispepsia sia idiopatica, si procede con terapia farmacologica. Inizialmente ci si indirizza verso farmaci antisecretivi, che riducono la produzione di acido, oppure farmaci che aiutano la motilità e dunque lo svuotamento gastrico. Per ogni paziente sarà necessario trovare la terapia efficace, perché non tutti rispondono allo stesso modo a uno stesso specifico trattamento”, ha concluso il professor Danese.

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Chirurgia bariatrica: al via i gruppi di supporto psico-dietologici in seguito a intervento

Prende il via al Centro Obesità di Humanitas un progetto dedicato ai pazienti che hanno subito un intervento di chirurgia bariatrica: si tratta di gruppi di supporto psico-dietologici volti ad acquisire maggior consapevolezza sui cambiamenti derivanti dall’intervento e su come mantenerne i risultati più a lungo attraverso il necessario lavoro sul proprio stile di vita. Se infatti, in un primo periodo, gli esiti dell’intervento permangono a prescindere dallo stile di vita, con il passare del tempo, senza un importante cambiamento delle proprie abitudini, anche i benefici ottenuti con la chirurgia potrebbero gradualmente affievolirsi.

Come ci spiega la dottoressa Katia Rastelli, psicologa del Centro Obesità di Humanitas: “Questi gruppi nascono da un’esigenza portata dai pazienti stessi, che spesso, in seguito a un intervento di chirurgia bariatrica, necessitano di un supporto ulteriore. I pazienti bariatrici sono inseriti in un follow up di controlli periodici con il chirurgo e la dietista o dietologa; in alcuni casi possono però emergere anche bisogni psicologici, ai quali proviamo attualmente a dare risposta individualmente.

Non sempre però riusciamo a intercettare i bisogni dei pazienti in maniera chiara e altrettanto spesso i pazienti faticano a porre agli specialisti domande più personali legate al proprio vissuto, alla quotidianità, alle proprie emozioni o al legame con il proprio nuovo corpo. La nascita di gruppi di pazienti prova ad andare in questa direzione: offrire uno spazio e un tempo dedicato a loro, così che possano ricevere tutte le informazioni necessarie rispetto ai cambiamenti cui vanno incontro nel rapporto con il cibo, ma anche condividere le proprie esperienze e le proprie domande, confrontandosi insieme agli altri, alla presenza discreta di uno psicologo esperto in materia”.

Il programma degli incontri

“I gruppi sono composti da una decina di pazienti e gli incontri previsti sono cinque, uno al mese, e si terranno, almeno inizialmente, il venerdì mattina. Diversi sono i temi che prevediamo di affrontare, come: il diario alimentare (in collaborazione con la dietologa, la dottoressa Martina Mura), l’importanza della regolarità nel numero dei pasti e il ruolo dell’attività fisica; la fatica quotidiana che può comportare seguire l’iter post-chirurgico all’interno della propria routine familiare e lavorativa, provando a metterci in ascolto dei pazienti e offrendo loro qualche consiglio in questo senso; spazio merita anche il cambiamento dell’immagine corporea di ciascuno: perdere 30-40 chili (se non di più) infatti ha una valenza emotiva molto forte, sia nel rapporto con se stessi sia nelle relazioni con gli altri. La sfera relazionale e sociale infatti è altrettanto coinvolta e i pazienti possono sperimentare cambiamenti, non sempre facili da comprendere e gestire, nella vita di coppia e anche nella sessualità. Il lavoro sarà poi calibrato alla luce dei partecipanti e delle loro esigenze, cosicché possa davvero andare incontro ai loro bisogni specifici e aiutarli a vivere con maggior consapevolezza e serenità questa fase delicata della propria vita, della quale hanno deciso di essere protagonisti attivi”, ha sottolineato la psicologa.

L’importanza della componente emotiva

“Una volta composto il gruppo, i partecipanti rimarranno sempre gli stessi per tutti e cinque gli incontri. Questo consente la costruzione di un contesto maggiormente protetto, che aiuti ciascun componente a sentirsi sempre più libero di esprimersi e di condividere i propri pensieri, le proprie difficoltà e, perché no, anche i nuovi aspetti di sé.  La componente emotiva legata alla chirurgia bariatrica è molto forte, ma non sempre i pazienti ne hanno specifica consapevolezza. La creazione di questi gruppi vuole aiutarli ad avere qualche strumento in più per lavorare sia sul cambio abitudini, sia sulla dimensione emotiva (che spesso influenza l’alimentazione), attraverso l’acquisizione di informazioni utili nella pratica quotidiana, sia mediante il confronto con chi può condividerne soddisfazioni e fatiche.  I gruppi sono aperti anche a pazienti che sono stati operati in altre strutture e per prenotarsi (o anche solo chiedere maggiori informazioni) è possibile inviare una mail all’indirizzo obesita@humanitas.it”, ha concluso la dottoressa Rastelli.

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